Mercatini di Natale a Salerno: turbativa
d’asta, indagati Loffredo ed altri quattro

Sabato 20 Novembre 2021 di Petronilla Carillo
Mercatini di Natale a Salerno: turbativa d’asta, indagati Loffredo ed altri quattro

Il sistema delle coop applicato anche ai mercatini di Natale: un bando costruito su misura e cinque persone indagate. Tra questi anche l’ex assessore all’Annona Dario Loffredo che mercoledì prossimo potrebbe essere nominato presidente del neoeletto consiglio comunale. È lui, difatti, uno dei più votati nella ultima tornata elettorale. 

Una indagine nata quattro anni fa ma rimasta dormiente, nel cassetto di una scrivania della procura di Salerno ma recuperata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dal suo aggiunto Luigi Cannavale ed affidata agli agenti della Squadra mobile, diretti dal primo dirigente Marcello Castello. Una corsa contro il tempo, visti i termini di scadenza delle indagini, che ha portato nella giornata di ieri alla notifica di cinque avvisi di garanzia. Oltre a Dario Loffredo, risultano iscritti sul registro degli indagati anche ad Alberto Di Lorenzo, Aniello Pietrofesa e due rappresentati della «associazione» Buongiorno Italia, Francesco Ferrara e Michele Fiore. Per tutti l’accusa è di turbativa d’asta. Secondo le accuse Loffredo avrebbe comunicato ai rappresentanti della società torinese i termini della gara prima che questa venisse pubblicata. Di Lorenzo, invece, avrebbe inserito una clausola in base alla quale la società acquisiva venti punti in più rispetto agli altri perchè si cercavano organizzatori che avessero almeno cinque anni di esperienza in materia di fiere e mercatini. Pietrofesa, coordinatore regionale delle associazioni commercio su aree pubbliche, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore e raccordo tra gli ambulanti di Salerno e al Buongiorno Italia. 

Un cellulare intercettato e una telefonata che non andava fatta. Sarebbe stata proprio una intercettazione telefonica a dare il via alle indagini sui mercatini di Natale. Una telefonata partita da Loffredo e diretta ad uno dei responsabili della società torinese «Buongiorno Italia» sotto osservazione da parte della magistratura per altre questioni e già destinatario di una misura di prevenzione. Una telefonata nel corso della quale sarebbero state date rassicurazioni ai piemontesi e sarebbe stato detto loro di non pagare la Tosap. Una «autorizzazione» ad una violazione calata dall’alto con tanto di spiegazioni sul «perché». Violazione che, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe stata fatta anche l’anno precedente. E questo in virtù di una convenzione triennale da trecentomila euro tra Buongiorno Italia e il Comune di Salerno che avrebbe consentito alla società organizzatrice dei mercatini di Natale di avere un esonero dalle spese della Tosap. Ma torniamo alla telefonata. L’intercettazione captata dalla Procura torinese fu inviata a quella salernitana dove già vi erano dei magistrati a lavoro sugli eventi natalizi. E se questo accadeva prima delle installazioni delle casette di legno sul lungomare di Salerno, accadde anche un altro evento che accese le luci dei riflettori sui mercatini di Natale durante lo svolgimento della manifestazione: controlli igienico sanitari che portarono alla chiusura e all’immediata riapertura degli stand nel giro di appena ventiquattr’ore. Poi, subito dopo l’inchiesta la convenzione con Buongiorno Italia fu ritirata e da quel giorno non furono più allestiti i mercatini sul lungomare.



Strettamente connesso all’inchiesta sui mercatini di Natale, nel 2017, ve ne era anche un’altra: il villaggio di Babbo Natale che fu realizzato presso il parco dell’Irno. In quel periodo fu fatto un lavoro molto intenso ma poi l’indagine restò ferma al palo. Venti le delibere comunali che furono sequestrate al Comune, a partire proprio dal 2016. Ma tutto si concluse con il silenzio. Fuori dall’inchiesta, l’allestimento di Luci d’artista. In prima battuta gli indagati erano otto. 

Il nome di Dario Loffredo era stato pronunciato nel lungo interrogatorio fiume anche da Vincenzo Zoccola il ras delle cooperative sociali che lo aveva indicato agli inquirenti come uno dei componenti del «cerchio magico che gestisce Salerno».

 

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