Mutui usurai ai farmacisti sull'asse
Lussemburgo-Salerno: tre verso il processo

Martedì 17 Novembre 2020 di Petronilla Carillo

C’è anche il visto del procuratore aggiunto Luca Masini sulla richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto procuratore Francesco Rotondo a carico di tre professionisti coinvolti in uno dei due filoni dell’inchiesta sul «sistema mangia farmacie». L’accusa rivolta dalla procura di Salerno è di concorso formale in usura a carico del commercialista Francesco Caggiano, nella sua veste di direttore amministrativo e legale rappresentante della Teda Merchant spa, e di Giancarlo Piccirillo originario di Castellammare di Stabia, nella sua veste di direttore finanziario della stessa società, quindi di esercizio abusivo dell’attività finanziaria a carico di Luigi Pagani rappresentante della JC Capital S.A. società di diritto lussemburghese, accusa rivolta anche allo stesso Piccirillo. Due le vittime del presunto giro di usura ipotizzato dagli organi inquirenti finora accertate.
LE ACCUSE
Secondo la procura di Salerno, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Borrelli, Caggiano e Piccirillo avrebbero approfittato dello stato di necessità di due farmacie salernitane, impossibilitate ad accedere al credito presso gli istituti bancari, per convincere i titolari degli esercizi commerciali a stipulare quello che loro definivano un contratto di «apertura di credito in conto corrente» ma che di fatto era un vero e proprio mutuo. In un caso il «mutuo» era di 360mila euro con interessi usurai superiori al tasso medio per il primo e il terzo trimestre 2016 pari a 11,933% e 16,142%, quindi per il secondo trimestre superiore al tasso soglia previsto dalle legge ovvero era di 27,355% ricevendo così la somma di 40.895 euro e di ulteriori 76.639 euro di interesse illecitamente maturato. Nel secondo caso a fronte di un finanziamento di 160mila euro, da restituire in sei soluzioni da giugno 2014 a marzo 2015, di fatto incassarono 213.688 euro oltre alle spese e alle provvigioni quantificate in 11.590 euro, applicando così tassi di interesse usurai variabili da un minimo di 31,48% ad un massimo di 95,68% valori ben superiori alla soglia prevista dalla legge, ricevendo così 53.688 euro quali applicazione dei tassi e riscuotendo di fatto 31.528 euro in più rispetto al valore degli interessi maturati con i tassi previsti dalla legge. In entrambi i casi sono state riconosciute a Caggiano e Piccirillo anche le aggravanti di aver commesso il reato nell’esercizio di una attività professionale finanziaria, ai danni di persone che si trovavano in uno stato di necessità, essendole precluso il normale accesso al credito poiché già esposto nei confronti di fornitori e istituti bancari, ma anche di professionisti che operano nel settore farmaceutico. Il sistema di erogazione del credito avveniva attraverso la Teda Merchant spa la quale, di fatto, non era altro che una società intermediaria per conto della JC Capital S.A., con sede a Lussemburgo ma operativa anche a Milano. Era proprio Piccirillo ad intrattenere i rapporti con la società straniera, tramite Pagani, attività che svolgevano abusivamente in quanto non iscritti in un apposito albo autorizzato dalla Banca d’Italia. E proprio la Banca d’Italia, prima delle indagini della procura, bloccò un finanziamento ad un altro farmacista salernitano perché operazione sospetta. 

 

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