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Nocera, Agropoli, San Severino:
i tre sindaci eletti al primo turno

Martedì 14 Giugno 2022 di Giovanna Di Giorgio
Nocera, Agropoli, San Severino: i tre sindaci eletti al primo turno

Gongola Enzo Luciano mentre fa di conto e sciorina numeri: «Su 34 nuovi sindaci, 10 sono iscritti al Pd e un'altra ventina sono espressione del centrosinistra». È vero, il simbolo del Pd non compare ovunque. Del resto, «nei piccoli Comuni non si usa mai», precisa il segretario provinciale della compagine di Enrico Letta. Che, nella terra di Vincenzo De Luca, va in controtendenza rispetto ai risultati delle città italiane più grandi al voto e piazza primi cittadini dem a Nocera Inferiore e ad Agropoli. E festeggia anche per Mercato San Severino, dove viene riconfermato l'uscente Antonio Somma. Appoggiato, tuttavia, da intese così larghe da includere pure Fdi. Il partito di Giorgia Meloni, però, non brilla. Se Fi s'intravede qua e là mettendoci in parte la faccia ma non il simbolo e il M5S si salva solo a Castel San Giorgio, con la rielezione di Paola Lanzara, grazie a un'intesa con il Pd che guarda alle politiche del 2023, la Lega implode. Come i referendum sulla giustizia di cui era il principale promotore. Referendum che in provincia di Salerno fa registrare l'affluenza più alta in regione, con una media del 21,39% rispetto al 16,92% del resto della Campania.

Parla da vincitore il segretario provinciale dem: «Dai borghi più piccoli ai centri più grandi emerge chiaramente la fiducia nei riguardi dei candidati del Pd e, più in generale, delle coalizioni di centrosinistra». Gongola pure Piero De Luca, vicecapogruppo dem alla Camera. «Il Pd prima forza politica da Nord a Sud del Paese. È un segnale importante ma anche una grande responsabilità». E rimarca «l'importante risultato in Campania, dove abbiamo ottenuto vittorie nette e significative in tanti Comuni». Nello specifico, Enzo Luciano non nasconde la soddisfazione per la vittoria, a Nocera Inferiore, di Paolo De Maio, successore di Manlio Torquato: «Ora abbiamo un sindaco Pd che è stato capogruppo del nostro partito e un riferimento territoriale importante. Ad Agropoli idem, dove abbiano fatto una scelta responsabile valutando la non opportunità di ricandidare l'ex sindaco che non aveva brillato per esperienza amministrativa». Nella città cilentana a spuntarla al primo turno è il dem Roberto Antonio Mutalipassi, trainato dal sindaco Pd di Capaccio Paestum Franco Alfieri. Niente simbolo, invece, a Mercato San Severino: «Abbiamo fatto la scelta strategico ammnistrativa di non usarlo. Vedremo quanti tesserati del Pd verranno eletti e quanti assessori nominati». La stoccata di Luciano è a Fdi. Che pure ha sostenuto il sindaco rieletto.

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«Somma non è un tesserato del Pd precisa Antonio Iannone - Noi abbiamo sostenuto Somma già la scorsa volta, il Pd sosteneva Bennet». Il senatore di Fdi è chiaro: «A livello nazionale c'è una vittoria del centrodestra e un'affermazione di Fdi come primo partito di centrodestra, che supera la Lega anche al Nord. In Campania siamo soli: Fi e Lega non hanno presentato liste. Questo è minorante». E ammette: «A Nocera ci aspettavamo un ballottaggio con Romano, ma c'era già un'amministrazione di centrosinistra. Ad Agropoli un po' di shock il Pd lo ha avuto con una vittoria sul filo di lana nella roccaforte di Alfieri. Al ballottaggio avrebbe anche potuto perdere. Il Pd conclude - in regione è forte e qui non c'è voto d'opinione alle amministrative rispetto al Nord. Il compito è molto più ingrato». Per Iannone è grave per il Pd la sconfitta di Buccino, dove s'è imposto Pasquale Freda, civico di centrodestra. «E a Roccapiemonte i due candidati di Fdi con il sindaco Carmine Pagano sono i più votati». La prende con ironia, invece, Gigi Casciello: «Quando il centrodestra perde le amministrative vince sempre le politiche». Il deputato di Fi manda un messaggio al suo partito: «Stiamo facendo molto per i territori, come Ministero del Sud, e io ho fatto quanto dovevo in qualità di parlamentare, ma purtroppo non ho potuto incidere nelle scelte perché non sono il coordinatore provinciale». Figura che, di fatto, manca. Di Fi, del resto, non c'erano neanche i simboli. «Se io o qualche altro avessimo avuto la possibilità di creare una rete sui territori almeno sapevamo con chi prendercela per questa assenza». Infine, Casciello invoca l'unità del centrodestra: «Parafrasando Sorrentino, dico non disuniamoci».

Ultimo aggiornamento: 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA