Nocera Inferiore, «Così abbiamo identificato il quadro rubato di Solimena»

Massimiliano Croce: «Piccole differenze rispetto alla versione inserita nella banca dati dei beni trafugati»

Le immagini del quadro
Le immagini del quadro
di Davide Speranza
Giovedì 30 Maggio 2024, 06:15 - Ultimo agg. 12:59
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La tela di Angelo Solimena – trafugata 41 anni fa a Nocera Inferiore e adesso ritrovata – fu restaurata durante la sua scomparsa, rischiando di essere modificata rispetto alle fattezze originali. Dopo il recupero avvenuto alcune settimane fa, emergono nuovi particolari del furto, elementi che tracciano il percorso attraverso cui si è arrivati alla definitiva individuazione. Intanto oggi pomeriggio alle 18, nella chiesa di San Matteo Apostolo di Nocera Inferiore, il dipinto sarà ricollocato e restituito alla comunità nocerina dal Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli (Tpc).

La vicenda 

L’opera (olio su tela, raffigurante la «Deposizione di Cristo dalla Croce», datato 1664) fu trafugata nel dicembre del 1983. La “pala d’altare” era stata acquisita da un istituto bancario dell’Italia centrale e prestata alla Galleria Nazionale delle Marche. L’attività di indagine, coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore, ha permesso ai Carabinieri dell’Arte il recupero dell’opera pittorica.

L’operazione rientra in un più ampio contrasto ai reati contro il patrimonio culturale.

Fondamentale è stata la consultazione della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal comando Tpc, ritenuta la più grande al mondo, con oltre 1,3 milioni di file relativi a beni da ricercare.

«Dopo la segnalazione del professore, arrivata alla Soprintendenza e ai carabinieri tutela culturale, abbiamo avviato accertamenti specifici, attraverso la nostra banca dati ed effettivamente abbiamo trovato questa pala d’altare, oggetto di furto nel 1983 ai danni della chiesa di San Matteo Apostolo di Nocera Inferiore – spiega Massimiliano Croce, comandante del Nucleo dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale – L’immagine è stata inserita nel bollettino delle opere da ricercare. Il bollettino cartaceo è stato riportato nella banca dati in formato digitale. C’è da dire che all’inizio l’opera presentava piccole differenze nella parta alta, per cui c’è stata la necessità di procedere al sequestro». Il dipinto è stato trasferito al Nucleo di Tutela Culturale di Napoli. Qui sono stati eseguiti ulteriori accertamenti, di tipo storico artistico, grazie alla Sovrintendenza di Salerno e alla Diocesi di Nocera. Non c’è stata più ombra di dubbio. Era l’originale di Angelo Solimena.

«Abbiamo scoperto che l’opera era stata restaurata – continua il comandante Croce – Era stata eliminata una piccola parte, modificando così i due lati superiori. Da qui la differenza con la forma originaria».

Gli accertamenti 

La Deposizione era pubblicamente esposta in un museo statale. Per questo motivo la questione non finisce qui. «Le indagini vanno avanti – chiarisce Croce – e si va a ritroso per ricostruire tutta la filiera criminale che ha portato al furto e alla ricettazione del bene. Il nostro lavoro prosegue».

Un fenomeno, quello dei furti d’arte, molto frequente e allettante per le tasche di piccole e grosse organizzazioni criminali.

«È qualcosa di esteso in Campania e regioni limitrofe – conferma ancora il comandante Nucleo Carabinieri Tpc di Napoli – Dopo il terremoto del 1980 si è determinata la chiusura di molte chiese ritenute pericolose sul pano della staticità. Negli anni sono state oggetto di saccheggio e furti. Oggi a distanza di più di 40 anni dall’evento sismico riusciamo a ritrovare molte di queste opere. L’anno scorso ne abbiamo recuperate qualche centinaio per restituirle a chiese e privati, grazie all’attività di monitoraggio in tutta Italia. Il giro di affari è molto alto, si stima che venga dopo la droga, ma prima del traffico di armi. Da sempre la criminalità organizzata è stata interessata al commercio di opere d’arte e alla contraffazione, al trafugamento di reperti archeologici e ricettazioni internazionali. Eseguiamo un monitoraggio costante. Le opere spesso possono essere vendute in modo sezionato. L’occhio dell’investigatore è allenato nell’andare a cercare i particolari. Controlliamo aste d’arte, siti web, dark web e deep web. I nostri momenti più importanti sono l’individuazione e il recupero. Questo ci appaga professionalmente».

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