L'omicidio della piccola Jolanda,
colpo di scena sul cuscino

Sabato 24 Ottobre 2020 di Nicola Sorrentino

L'intercettazione è «incomprensibile», poco chiara anzi, al punto da far sorgere qualche dubbio di interpretazione. È questa la nuova circostanza registrata nel processo a carico di Immacolata Monti e Giuseppe Passariello, moglie e marito, imputati per omicidio volontario e maltrattamenti nei riguardi della figlia piccola Jolanda, di appena otto mesi, deceduta nella notte tra il 21 e il 22 giugno del 2019 a Sant'Egidio del Monte Albino. Dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Salerno, il perito nominato dal tribunale ha sollevato questo aspetto, al punto che il prossimo 12 novembre, il tribunale deciderà se nominare o meno un nuovo consulente per fugare ogni dubbio. L'intercettazione ambientale fu registrata dalla polizia di Nocera Inferiore, in commissariato, il giorno dopo la scoperta della morte della piccola Jolanda.

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IL DIALOGO
I due genitori, convocati e fatti attendere in una stanza, cominciarono a parlare tra loro. «Il cuscino lo dovevo buttare?» fu la prima frase captata, pronunciata da Immacolata Monti, che si rivolse al marito. E ancora: «Tutto in faccia». «L'omicidio lo abbiamo fatto». Questo il contenuto scritto e riportato negli atti della Procura. L'ascolto di quella intercettazione fatta dal perito, tuttavia, risulterebbe incomprensibile. Quel dialogo è uno degli elementi di forza dell'accusa - l'inchiesta fu condotta dal sostituto Roberto Lenza - nei riguardi dei due genitori, verso i quali si ipotizza un soffocamento di cui sarebbe stata vittima la bimba. Proprio attraverso l'uso di un cuscino. Quella sera, fu un'amica della madre, dietro sollecito di quest'ultima, ad allertare il 118 e a riferire che la piccola non stesse più respirando. Il medico giunto in casa riscontrò sul suo corpo edemi, segni di bruciature, escoriazioni e lesioni di vario tipo. Oltre ad una lesione aftosa ulcerativa in bocca, che le avrebbe impedito di deglutire. Una circostanza che per l'accusa era il risultato di almeno quindici giorni di maltrattamenti verso la piccola. Per Imma Monti fu suo marito, Giuseppe Passariello, a ridurre la figlia in quel modo, che non fu mai curata adeguatamente, se non con metodi rudimentali. La donna non avrebbe avuto la forza di ribellarsi al marito, che le avrebbe ingiunto dietro minaccia di non portare mai la figlia da un medico, per cure adeguate. Il tribunale del Riesame non ritenne credibile la versione di nessuno dei due genitori, addebitando la colpa della morte di Jolanda ad entrambi. A pesare furono proprio le intercettazioni ambientali, registrate quando i due erano in commissariato. L'uomo si trova ancora in carcere, mentre alla donna furono concessi dopo otto mesi gli arresti domiciliari. La coppia è difesa dagli avvocati Vincenzo e Silvio Calabrese. L'udienza si è aggiornata a novembre, con l'obiettivo di sciogliere il nodo su un aspetto importante, parte integrante dell'impianto accusatorio della Procura di Nocera Inferiore.

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