Sofia, due mesi: rischia di morire
perché in ospedale manca un ago

Domenica 28 Luglio 2019 di Petronilla Carillo
«A due mesi di vita mia figlia ha rischiato di morire, in ospedale, a causa di una disidratazione. E tutto questo perché il Ruggi di Salerno non ha le attrezzature necessarie per poter assistere i piccoli pazienti... Neanche gli aghi per le flebo...». È amaro lo sfogo di Raffaele Citro, il papà della piccola Sofia Rosa. La sua bimba quasi le moriva davanti agli occhi mentre lui tentava di reidratarla spruzzandole acqua e sali minerali con una siringa nelle piccola bocca. Il calvario della sua piccina è durato sei giorni prima che, ormai collassata e con pochi minuti ancora di vita, i medici del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona «si sono decisi a trasferirla a Battipaglia, in ambulanza, nel suo passeggino... quello stesso passeggino dove è stata adagiata per tutto il tempo del ricovero». 

Ieri Sofia Rosa è stata trasferita dalla Rianimazione pediatrica al reparto ma dovrà ancora restare in ospedale, a Battipaglia, per degli accertamenti, per capire se il suo calvario possa averle creato altre disfunzioni. «Abbiamo lottato contro i secondi - ammette il pediatra Antonio Pisapia che ha rianimato la piccina al suo arrivo a Battipaglia - siamo stati costretti a mettere una flebo intraossea perché le sue vene era tutte chiuse e la piccola piena di ecchimosi provocate dai continui tentativi di infilarle un ago nelle vene». «Perché - aggiunge il papà - a Salerno l’hanno martoriata per trovarle le vene e hanno utilizzato aghi non adatti ad una piccina di due mesi, provando anche sulla testa. Alla terapia intensiva neonatale non l’hanno accettata perché li si lavora con i bimbi fino ad un mese di vita... E a me e a mia moglie hanno fatto credere che ci fosse la rianimazione pediatrica». Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA