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PalaSalerno, stangata per il Comune:
deve risarcire la Spa fallita

Giovedì 5 Maggio 2022 di Petronilla Carillo
PalaSalerno, stangata per il Comune: deve risarcire la Spa fallita

È di 376.296,13 euro il risarcimento che il Comune deve al curatore fallimentare della Delfino Costruzioni Spa. Una cifra alla quale si devono aggiungere gli interessi moratori e la rivalutazione monetaria. Lo ha stabilito il giudice onorario della prima sezione civile del tribunale di Salerno, Ornella Mannino.

La vicenda della Delfino è strettamente legata alla realizzazione (mai avvenuta) del palazzetto dello Sport nei pressi dello stadio Arechi, il PalaSalerno. Una struttura iniziata e poi lasciata in stato embrionale (vi è soltanto uno scheletro in cemento) perché il Comune decise di revocare l'appalto (assegnato nel 2005) alla società. L'iter giudiziario, in aula di tribunale, prende invece il via nel 2009. Da un lato le giustificazioni dell'amministrazione comunale che imputava la sospensione dei lavori al fallimento della Spa, dall'altro le ragioni della società, documentate al tribunale civile, con le quali si sottolineavano alcune «diseconomie subite per accadimenti non ascrivibili al proprio comportamento e imputabili, invece, ad inadempienze gravi della sola stazione appaltante», ovvero il Comune.

Nel dare ragione alle richieste della Delfino, il magistrato ha fatte proprie le motivazioni addotte nel procedimento giudiziario dalla società relativamente alla revoca di quell'appalto. In particolare, secondo quanto riportato, «il diffuso e generalizzato anomalo andamento dei lavori era riconducibile a ragioni ad essa non addebitabili, ma dovute essenzialmente: alla incompletezza del progetto esecutivo a base di gara; agli errori del progetto esecutivo per la parte relativa alle opere di fondazione; agli errori e omissioni del progetto esecutivo per la parte relativa alle strutture in elevazione in cemento armato, che avevano richiesto continue integrazioni dei grafici progettuali, di varianti in corso d'opera, peraltro consegnate tutte tardivamente rispetto ai tempi di produzione; agli errori e omissioni del progetto esecutivo relativa alle strutture in elevazione in carpenteria metallica che, sottoposte al vaglio di svariati produttori, erano state dichiarate realizzabili solo a fronte di radicali variazioni e di ricalcolazioni. Quindi agli errori di conduzione dell'opera che si erano manifestati con la intempestiva e tardiva disposizione di realizzazione di un palo pilota; a tutti gli innumerevoli e dimostrati impedimenti alla normale conduzione dell'opera».

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La società, stando a quanto rileva il giudice, avrebbe anche richiesto 5.004.243,08 euro oltre interessi e rivalutazione monetaria e dei maggiori oneri derivanti dall'aumento del costo dei materiali. Nel giugno 2008 i direttori dei lavori avevano indetto una riunione con il rup e l'appaltatore per l'analisi delle problematiche connesse alla realizzazione della copertura, relativamente alla quale il Comune aveva espresso perplessità ed aveva redatto una relazione tecnica puntuale che aveva evidenziato alcune carenze progettuali delle strutture in ordine alla valutazione dei carichi, alle sollecitazioni del vento ed alle premesse progettuali di calcolo. Rispetto ai lavori contabilizzati e liquidati, scrive ancora il giudice, risultavano ancora da liquidare all'impresa lavori per un importo al netto del ribasso d'asta di euro 4 485,38. Oltre ad una serie di complicate analisi contabili che il giudice ha valutato.

A luglio dello scorso anno, per quel palazzetto mai realizzato fu presentato un altro progetto. La travagliata vicenda ha inizio nel giugno del 2000 la commissione del concorso internazionale presieduta da Bohigas, aggiudicava la vittoria del progetto realizzato dall'architetto Tobia Scarpa (figlio del grande architetto-designer Carlo Alberto Scarpa) e dall'ingegnere strutturista Giandomenico Cocco.
 

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