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Ucciso e fatto a pezzi da moglie e figli a Giffoni, il movente: anni di violenze in casa

Venerdì 19 Agosto 2022 di Carmen Incisivo
Ucciso e fatto a pezzi da moglie e figli a Giffoni, il movente: anni di violenze in casa

La verità su quella scomparsa, denunciata lo scorso 29 luglio e ribadita ad emittenti televisive nazionali dieci giorni dopo, era già impressa nelle immagini della videosorveglianza della casa di famiglia, alla frazione Curticelle di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno. Immagini che erano già state sovra-scritte ma che, tecnici ed investigatori, sono riusciti a recuperare assistendo, nel passarle in rassegna, all’efferato omicidio del 43enne Ciro Palmieri. Il panettiere salernitano è stato ucciso dalla moglie, Monica Milite e dai due figli, il 18enne Massimiliano e il 15enne A.A., sotto gli occhi del fratellino, di appena 11 anni. Le risultanze investigative del caso che non aveva convinto i carabinieri della stazione locale fin dalla presentazione della denuncia di scomparsa, sono state rese note ieri dalla Procura di Salerno e dalla locale Procura presso il Tribunale dei minori che hanno emesso due fermi per indiziato di delitto a carico dei familiari dell’uomo. Le ipotesi di reato contestate sono omicidio volontario aggravato dalla crudeltà dell’azione ed occultamento di cadavere. 

Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla moglie di Palmieri che, il 30 luglio scorso, sostenne che il marito non era rientrato a casa. Secondo quanto dichiarato ai militari, Palmieri avrebbe chiesto alla Milite di preparargli degli indumenti per il lavoro. Poi sarebbe uscito senza più tornare. I vestiti dell’uomo, ha sostenuto la consorte, sarebbero stati ritrovati all’interno di una busta abbandonata accanto al cancello della casa familiare, dove erano rimasti anche i documenti e il cellulare dell’uomo. Una versione che non ha convinto i militari della compagnia di Battipaglia, diretti dal capitano Graziano Maddalena, che hanno concentrato le indagini su alcune incongruenze rilevate nel racconto delle persone ascoltate all’indomani della sparizione del capofamiglia. Determinante il sequestro del registratore dell’impianto di videosorveglianza di casa. Le immagini sono state recuperate grazie all’intervento di un consulente tecnico la cui visione - scrivono le due Procure salernitane - «si presentava agghiacciante e cruenta» visto che le riprese avevano immortalato l’accaduto «sin dalla fase iniziale della lite familiare sviluppatasi dapprima con l’aggressione del Palmieri ad opera della moglie e dei figli, anche con l’ausilio di più coltelli, e proseguita con l’accoltellamento reiterato della vittima». In quella famiglia così solitaria e poco incline ai rapporti di vicinato, dunque, sarebbe scoppiata l’ennesima lite. Madre e figli avrebbero proseguito nell’accoltellamento della vittima «anche quando questi giaceva inerme a terra». Tutto è accaduto «sotto lo sguardo sbigottito ed attonito di un altro figlio dell’età di 11 anni». «La vis omicida - si legge ancora negli atti - non cessava neanche dopo il decesso» perché le telecamere hanno anche ripreso i familiari mentre gli tagliavano una gamba e la imbustavano per poi occultarla insieme al corpo.

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Al momento dell’arresto, i tre hanno indicato il luogo in cui i resti erano stati dispersi: si tratta di un dirupo impervio delle vicine montagne di Giffoni Valle Piana a ridosso della strada provinciale 25. Il cadavere è stato recuperato intorno alle 13 di ieri grazie all’ausilio dei vigili del fuoco e del soccorso alpino. Ieri pomeriggio è stato sentito il figlio 15enne del defunto che, assistito dall’avvocato Damiano Cantalupo, ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Patrizia Imperato. Nelle prossime ore toccherà a madre e figlio 18enne, al centro dell’indagine condotta dall’aggiunto Luigi Cannavale e dai pubblici ministeri Stefania Faiella e Licia Vivaldi. Mercoledì pomeriggio, invece, si terrà l’autopsia sui resti di Ciro Palmieri che sarà effettuata dal medico legale Gabriele Casaburi. La coppia ha un altro figlio, militare in servizio a Milano, che, appresa la notizia, è partito per tornare a casa.

A scatenare la furia omicida della famiglia del panettiere potrebbe essere stato il clima di violenza che, riferiscono persone informate sui fatti, sarebbe esistito in quella casa. Diverse volte, negli anni passati, sarebbe stato necessario l’intervento della forza pubblica per sedare liti che, qualche volta, finivano a botte per futili motivi. Bisognerà chiarire se quanto accaduto il 29 luglio scorso è maturato in questo contesto oppure se si sia trattato di un folle impeto. Ciò che allontanerebbe quest’ultima ipotesi sarebbe, per gli inquirenti, l’azione apparentemente coordinata di tre persone dello stesso nucleo familiare. Occorrerà escludere l’eventuale premeditazione del gesto. I tre protagonisti di questa assurda vicenda sono attualmente in stato di fermo. Il figlio 11enne della coppia potrebbe presto essere affidato ai servizi sociali.
 

Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 17:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA