«Un panino e niente soldi
per dodici ore nei campi»

di Angela Trocini

La giornata lavorativa degli schiavi iniziava alle 5 del mattino. Era l'ora della sveglia, come ha raccontato uno dei migranti extracomunitari sfruttati dalla cricca dei caporali: «era l'Hassan che ci svegliava e la notte ci chiudeva nelle baracche a chiave per non farci scappare». Il fratello Oussine era incaricato di fare la guardia. E Kam, il cui racconto fa parte della corposa ordinanza cautelare di oltre 1000 pagine emessa a carico dei 40 indagati nei cui confronti lunedì è scattato il blitz dei carabinieri di Salerno, continua: «se di notte avevamo bisogno di andare in bagno dovevamo chiamare uno dei due fratelli Hassan. Dopo la sveglia ci davano qualcosa per mangiare a colazione, qualche biscotto e un po' di latte, ma non sempre e poi ci facevano salire sul furgone senza finestrini e ci portava nei campi dove lavoravamo fino alle 13 quando il fratello di appost (soprannome di Amzghal Hassan, ritenuto dagli inquirenti il promotore del sodalizio criminale) ci dava qualcosa da mangiare. Il pranzo consisteva in un panino con il tonno ed insalata, acqua o coca cola». La pausa pranzo durava venti minuti, massimo mezz'ora, «poi dovevamo riprendere a lavorare fino alle 17 e in caso di pioggia Hassan ci nascondeva al coperto nei pressi dell'azienda agricola dove lavoravamo e solo lui poteva parlare con il padrone dell'azienda. Preciso che nè io nè i mei altri compagni con i quali dormivo nelle baracche abbiamo preso soldi per il lavoro svolto e quando chiedevamo qualcosa Hassan ci rispondeva di non preoccuparci che ci avrebbe pagato in seguito. Io durante il periodo in cui sono stato sfruttato non sono mai riuscito a telefonare a mia madre, malata di cuore, perchè ci aveva sequestrato tutti i telefoni cellulari». Nel suo racconto Kam chiariva agli investigatori di aver conosciuto Hassan in un bar del centro ad Eboli e che durante il primo colloquio questi gli aveva promesso 900 euro al mese più vitto ed alloggio. «Queste erano le promesse iniziali ed io ho accettato, e così mi portò a casa sua, in località Cioffi di Eboli, e dove vicino casa c'erano alcune baracche di legno. Con me dormivano un senegalese, un ucraino ed altri romeni. Ma c'erano anche altri stranieri in altre baracche, molti dei quali marocchini. Tutti raccoglievamo piselli, finocchi, pomodori, meloni ed altra verdura e frutta in terreni agricoli che erano di proprietari italiani».
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Mercoledì 20 Marzo 2019, 12:00
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