Velia, dagli scavi del parco archeologico
emergono elmi e armi della battaglia di Alalia

Martedì 1 Febbraio 2022
Velia

Le mura e i resti del tempio più arcaico, risalente al VI secolo a C, con ceramiche dipinte e un cumulo di armi dove con due elmi, uno dei quali etrusco forse strappato ai nemici nella battaglia di Alalia, in Corsica, che vide i Focei attaccati da navi cartaginesi ed etrusche. Sono i risultati sorprendenti dello scavo avviato nel parco archeologico di Velia in Campania, che Ansa documenta in esclusiva. Un ritrovamento, sottolinea il dg musei Massimo Osanna, «che accende nuova luce sulla storia della potente colonia greca» . «È importante continuare a investire con convinzione nella ricerca archeologica che non smette di restituire importanti tasselli della storia del Mediterraneo», ha commentato il ministro della cultura Dario Franceschini.

Gli scavi, in corso dal luglio 2021 sull'acropoli dell'antica Hyele, colonia fondata intorno al 540 a.C. dai Focei, abili e potenti mercanti originari dell'Asia Minore, hanno riportato alla luce sotto al tempio già conosciuto e che si credeva realizzato in epoca ellenistica - 300 a.C - le basi di un altro tempio molto più antico, di forma rettangolare e di notevoli dimensioni - 18 metri di lunghezza per 7 di larghezza - con una pavimentazione in terra battuta. Le sorprese più grandi sono arrivate proprio dall'interno di questa struttura arcaica, che i Focei avrebbero costruito e dedicato alla loro divinità, Athena, non appena presero possesso del promontorio - oggi identificato tra Punta Licosa e Palinuro in provincia di Salerno - sul quale sorse quella che diventò una delle colonie più importanti della Magna Grecia, patria del filosofo Parmenide che qui ha fondato la sua scuola portata avanti poi dall'allievo Zenone.

 

Dai lavori che stanno riportando alla luce il piano pavimentale del tempio arcaico, spiega il responsabile degli scavi, Francesco Scelza, sono emersi elementi architettonici in argilla cotta, ovvero frammenti di decorazione del tempio realizzate da maestranze della vicina Cuma, alcune tegole della copertura, vasi e ceramiche dipinte tutte contrassegnate con la sigla «Ire» - «Sacro» - che ne attesta la dedica alla divinità e un cumulo di armi anch'esse evidentemente consacrate. «La sorpresa più emozionante è proprio qui, perché uno degli elmi appena recuperati è di chiara provenienza etrusca», racconta Osanna che dopo il passaggio di Gabriel Zuchtriegel a Pompei e in attesa dell'insediamento di Tiziana D'Angelo ha avocato a sé la direzione del Parco archeologico di Paestum-Velia.

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L'epoca di fondazione di questo tempio - tra il 540 ed il 530 a.C - che lo colloca in una data subito a ridosso con lo scontro che costrinse i Focei ad abbandonare Alalia, insieme alla chiara provenienza di almeno una parte delle armi ritrovate, sottolinea l'archeologo, «rende plausibile l'ipotesi che si tratti proprio delle spoglie di quella storica battaglia», uno dei combattimenti che come fu poi per la battaglia navale di Cuma del 474 a.C cambiarono gli equilibri di forza nel Mediterraneo. E se ad Alalia i greci alla fine ebbero la peggio, a Cuma saranno gli etruschi a soccombere, trascinando nel baratro per almeno un secolo anche la vicina Pompei.

Ultimo aggiornamento: 19:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA