Ismail dal Bangladesh a Salerno:
«Preso a pugni nel mio negozio, ho paura»

Domenica 12 Gennaio 2020 di Petronilla Carillo
«Ho paura. In venti anni che sono in Italia, tra la Calabria e la Liguria, quello che sto patendo a Salerno, negli ultimi tredici mesi, ha qualcosa di incomprensibile per me». Ismail Hussin, 44 anni, gestisce un negozio di souvenir nel tratto finale di via Mercati, poco prima dell’arco di Arechi. Martedì ha subìto la prima aggressione, beccandosi un pugno nell’occhio; il giorno dopo l’aggressore è tornato armato di mazza per «spaccargli la testa» ma ha trovato la moglie di Ismail e il suo bimbo di un anno perchè lui era andato in ospedale a farsi refertare e, così, dopo aver urlato e spaventato la donna, ha gettato la mazza ed è andato via. 

Ismail non è il solo bengalese ad aver avviato questa attività in zona, regolarmente: ha una licenza, paga le tasse, ha un permesso di soggiorno. Ha cura e attenzione per i suoi clienti, anche se solo per una calamita da un euro, e annota le vendite su un registro manualmente perchè il suo registratore di cassa è in assistenza, percheè deve essere collegato direttamente all’Agenzia delle Entrate come prevedono le nuove disposizioni normative. L’incubo per lui ha inizio a novembre quando «qualcuno» da lui non identificato gli ruba un pannello di legno su cui erano sistemate una serie di calamite. Il pannello era legato al muro, il ladro prende alcuni gadget e li mette in tasca. Il bengalese va dai carabinieri e denuncia l’accaduto, riportando il tutto all’interno di un contesto criminale comune: un furto. Le telecamere nel suo negozio riprendono tutta la scena. Di fatto, è solo l’inizio di una serie di aggressioni e violenze. Martedì scorso, 7 gennaio, intorno alle 20.40 un uomo si avvicina al suo negozio, prende le calamite, le butta terra rompendole. «Sono uscito fuori - racconta il cittadino del Bangladesh - per fermarlo e cheidergli spiegazioni ma vengo aggredito, prima verbalmente e poi fisicamente». Ismail indica l’occhio destro e dice: «Ecco... ha ancora il livido...». Il giorno dopo va in ospedale per farsi refertare e poi alla polizia per denunciare l’accaduto ma una telefonata della moglie lo manda in tilt: l’aggressore era tornato, intorno alle 11 del mattino, armato di mazza, e non trovando lui aveva minacciato la moglie e spaventato il suo bimbo. Anche in questo caso le telecamere riprendono tutto. Così va dalla polizia ed arricchisce di ulteriori dettagli e prove la propria denuncia.  Ultimo aggiornamento: 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA