Reddito di cittadinanza anche ai detenuti:
​86 furbetti denunciati nel Salernitano

Venerdì 3 Luglio 2020

Denunciate 86 persone, nell'intera provincia di Salerno, per indebita percezione del reddito di cittadinanza: tra loro anche un condannato per associazione di tipo mafioso e un detenuto. È il frutto dei controlli dei carabinieri del comando provinciale di Salerno dai quali è emerso che, su di un campione esaminato di oltre 2.000 cittadini percettori del sussidio, 86 non ne avevano diritto.

In particolare, attraverso l'esame incrociato dei dati documentali e delle informazioni acquisite nel corso di specifici servizi di controllo del territorio con quelli forniti dai Comuni di residenza, sono state rilevate «numerose irregolarità nelle procedure di dichiarazione del possesso dei requisiti soggettivi ed econometrici».

Tra le principali anomalie, quelle riferite a soggetti: destinatari di misura cautelare personale; condannati con sentenza definitiva per reati per i quali è prevista la decadenza del reddito; detenuti e ricoverati in strutture a carico dello Stato; cittadini stranieri sprovvisti dei requisiti.
 


Numerose, fanno sapere i carabinieri, le false attestazioni che hanno riguardato difformità circa l'indicazione della reale residenza, ossia di persone che l'hanno indicata presso un Comune diverso, al fine di omettere all'interno della prevista dichiarazione che i familiari percepivano altro reddito. Le indagini hanno interrotto l'indebita percezione del beneficio, oltre che ad un detenuto, anche a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata: in un caso è stato infatti accertato che destinatario del reddito di cittadinanza è risultato essere un uomo condannato per «associazione di tipo mafioso», per aver fatto parte di un sodalizio criminale operante nella piana del Sele, già sottoposto alla misura di sicurezza della «libertà vigilata».

Sono state riscontrate irregolarità anche nei confronti di 19 stranieri che hanno beneficiato del reddito, sebbene non residenti sul territorio nazionale da almeno 10 anni, gli ultimi due dei quali avrebbero dovuto essere continuativi. Gli esiti delle attività sono stati quindi segnalati all'Autorità giudiziaria competente ed agli Uffici territoriali dell'Inps per l'interruzione dell'elargizione del sussidio e la ripetizione delle somme indebitamente percepite, che hanno prodotto un danno erariale di oltre 350mila euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA