Salerno rientra nel progetto sperimentale del ministro Locatelli sulla riforma sulla disabilità

Il ministro: «Sarà rivoluzionato l’accompagnamento e ciascun piano varierà a seconda delle esigenze del paziente»

Alessandra Locatelli, ministro per le disabilità del governo Meloni
Alessandra Locatelli, ministro per le disabilità del governo Meloni
di Sabino Russo
Sabato 25 Maggio 2024, 06:15
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Non più il disabile e la sua famiglia costretti a rincorrere i mille rivoli della burocrazia, ma un progetto personalizzato, a seconda delle esigenze e delle scelte della singola persona. È l'obiettivo del decreto disabilità, che introduce il «Progetto di vita», una «rivoluzione culturale e civile» di accompagnamento, secondo la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, fin dai primi anni di scuola e prosegue con la formazione e l'inclusione lavorativa, fino a garantire un aiuto nella ricerca della casa. Salerno è tra le nove province scelte per l’avvio della fase di sperimentazione, dall’inizio del prossimo anno, con progetti-pilota e corsi di formazione e aggiornamento. Vi sono aspetti molto attesi dalle persone con disabilità e le loro famiglie, perché riguardano direttamente la loro vita. La valutazione di base compiuta, finora, da una commissione medico-legale vedrà la presenza di un assistente sociale e uno psicologo. È importante perché lì si stabilisce il riconoscimento dell’invalidità civile. La valutazione multidimensionale, invece, è necessaria per attuare il progetto di vita, uno strumento diretto a realizzare gli obiettivi della persona con disabilità, per migliorare le condizioni personali e di salute nei diversi ambiti di vita, facilitandone l’inclusione sociale e la partecipazione nei diversi contesti di vita.

LE CARATTERISTICHE

La persona che ne richiede l’attivazione concorre – in prima persona o con il supporto di chi ne cura gli interessi – a determinarne i contenuti del progetto stesso e poi ad apportarvi le modifiche e le integrazioni, secondo i propri desideri, le proprie aspettative e le proprie scelte. Più nello specifico, il progetto di vita individua – per qualità, quantità ed intensità – gli strumenti, le risorse, gli interventi, i benefici, le prestazioni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli, volti anche ad eliminare le barriere e ad attivare i supporti necessari per l’inclusione e la partecipazione della persona stessa nei diversi ambiti di vita, compresi quelli scolastici, della formazione superiore, abitativi, lavorativi e sociali. Nel progetto di vita sono comprese anche le misure per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale, nonché gli eventuali sostegni erogabili in favore del nucleo familiare e di chi presta cura ed assistenza. Il progetto di vita deve essere, infine, sostenibile nel tempo. Il decreto individua nell’Inps l’unico soggetto a cui è affidato tutto il nuovo sistema di riconoscimento della condizione di disabilità e il procedimento unitario (e unificato) di valutazione di base. Si parte dal primo gennaio 2026. Un unico punto di accesso per la certificazione della condizione di disabilità, che sarà unificata al processo dell’accertamento dell’invalidità civile, degli alunni con disabilità, degli elementi utili alla definizione della condizione di non autosufficienza. Il procedimento è attivato da un certificato medico introduttivo ed è distinto dalla successiva valutazione multidimensionale. Una grande novità consiste nel fatto che l’intero processo valutativo medico-legale si baserà sull’Icd (Classificazione internazionale delle malattie) e sugli strumenti descrittivi dell’Icf (Classificazione internazionale del funzionamento), con particolare riferimento all’attività e alla partecipazione della persona.

Al fine di accertare le necessità di sostegno, di sostegno intensivo o delle misure volte a compensare la restrizione della partecipazione della persona verranno prese in debita considerazione le attività della persona, facendo ricorso alle tabelle medico-legali solo per rilevare la condizione conseguente alla compromissione duratura e non più per le residue capacità lavorative generiche. Le visite di verifica circa la permanenza del requisito viene limitata solo a quei casi in cui, rispetto alla situazione che ha dato luogo all’originario riconoscimento, sia prevedibile un miglioramento o una regressione.

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