Rocco Papaleo testimonial
«De Luca lucano come me?
Pensavo fosse pugliese»

Sabato 5 Novembre 2016 di ​Piera Carlomagno
Rocco Papaleo testimonial «De Luca lucano come me? Pensavo fosse pugliese»

«Speriamo che mi illumini anch’io». Quando sente che la telefonata arriva da Salerno, Rocco Papaleo si mette comodo nel taxi su cui è appena salito e si sintonizza: «Sarò un turista, sono curioso, voglio vederle anch’io le luci d’artista». Le accenderai Rocco, insieme con il governatore De Luca, che tiene molto a questo evento. Sai che è nato nella tua Basilicata? «Nooo, di dov’è? Ruvo del Monte? Ma non è Puglia?». 

Forse scherza, però l’impressione è che a Salerno ci arrivi nella maniera giusta: un poco impreparato. Al bagno di folla, alla risposta dei salernitani, al lungo percorso nel centro cittadino, al significato che questa idea ha avuto negli anni e assume in prospettiva, ma anche all’ironica serietà di De Luca che sarà il suo “partner” nello show di oggi pomeriggio. Bene così, darà il meglio di sé Rocco Papaleo, davanti a «quel cielo stellato» che De Luca finalmente è riuscito ad avere come lo aveva immaginato – così il governatore della Campania ha detto durante una conferenza stampa – e la spontaneità e l’incanto che un po’ sono la cifra della comicità dell’attore, faranno da contrappunto alla meraviglia del pubblico che ogni anno si rinnova. Rocco Papaleo accende le luci d’artista? Ma va’? E chi se lo perde?

Salerno ti aspetta, Rocco. Allora lui si mette comodo, fornisce indicazioni al taxista e dice: «Ora sono a Roma», ma si è capito dal luogo in cui ha chiesto di essere accompagnato e anche dal brusio inconfondibile della grande città. Racconta: «Sono appena arrivato, in realtà in questo periodo sono a Napoli per un lavoro - ma anche questo si sa, perché sta girando un film con Laura Morante, che si intitola Bob e Marys e le cui riprese sono cominciate il 24 ottobre – domani arriverò direttamente da lì». 

Poi prende a raccontare di Salerno: «Dunque, è una città a cui sono grato perché è una specie di roccaforte per i miei film». Nel senso che? «I salernitani vanno molto a vedere i miei film al cinema, è una delle città in cui sono più visti». E poi? «E poi per me resta sempre la città per eccellenza, o la prima, quella del mio immaginario di bambino, la più vicina, la più bella, il primo sogno». Fino a quando? «Fino a quando ci ho fatto il militare, che per i ragazzi di allora era un po’ il momento in cui l’esistenza si fermava, ma anche il periodo delle prime esperienze, delle prime novità. Insomma, ci sono legato io a Salerno. E poi negli ultimi anni l’ho trovata rifiorita, vivace». Per esempio? «E’ un posto bello per la musica – e per Papaleo, si sa, la musica è una delle cose migliori della vita – Qui ci sono jazzisti sopraffini, i Deidda, Jerry Popolo, è una città che merita rispetto e così oggi colgo l’occasione per rivederla in uno dei momenti del suo massimo splendore, direi». 

La battuta è sempre dietro l’angolo, con Rocco Papaleo non si scappa, ma mentre Roma lo inghiotte nella sua notte metropolitana, lui tiene a precisare il lato serio della faccenda: «L’orgoglio di appartenenza è una delle cose di cui abbiamo bisogno – riflette – e anche di qualcuno che ci dia l’occasione di provarlo». E’ indubbiamente uno dei suoi temi, quello che non abbandona mai nella sua produzione cinematografica e nei film-gioiello che ne hanno consacrato la statura intellettuale da regista impegnato. E’ uno dei temi che non dimentica mai di portarsi dietro nei teatri d’Italia dove recita e canta come faceva Giorgio Gaber, a cui era intitolato il Festival Teatro Canzone che gli valse il premio della critica nel 2005 e come continua a fare dal 2009, quando si inventò quel grandioso omaggio alla sua terra, lo spettacolo «Basilicata coast to coast», che divenne il capolavoro cinematografico che tutti conoscono. Chiude: «Ci vediamo a Salerno, fammi un cenno dalla folla». 

Ultimo aggiornamento: 10:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA