Salerno piange Matteo, morto al porto:
una processione come per il «suo» santo

Sabato 29 Maggio 2021 di Carmen Incisiv
Salerno piange Matteo, morto al porto: una processione come per il «suo» santo

Un lungo e commosso corteo di scooter, moto e auto ha accompagnato il feretro di Matteo Leone verso la cattedrale cittadina dove, ieri pomeriggio, si sono svolti i funerali officiati da don Michele Pecoraro, che hanno visto una partecipazione andata molto oltre ogni aspettativa. In migliaia hanno voluto rendere omaggio alla memoria del 34enne deceduto a seguito di un grave incidente al porto commerciale di Salerno. Partito dall'ospedale Ruggi, il corteo funebre ha attraversato tutta la città, facendo fare a Matteo l'ultimo ideale viaggio attraverso i luoghi della sua giovane e prematuramente spezzata vita. Matteo era del centro storico ma era conosciuto un po' ovunque, tutti hanno voluto salutarlo, dai balconi, dai marciapiedi, dai negozi, dalle auto ferme per lasciarlo passare gli hanno augurato buon viaggio. Il passaggio del feretro ha immobilizzato la città che si è fermata per tributargli l'ultimo saluto.

Tre le fermate che il corteo ha fatto prima di infilarsi nei vicoli che conducono alla cattedrale: all'incrocio nei pressi della chiesa di Santa Lucia, sede del club Ultras di cui Matteo faceva parte; alle Fornelle, dove era nato e cresciuto e dove manca più che in ogni altro posto; al porto, dove era diventato grande e dove, purtroppo, tutto è finito. Proprio vicino a club, gli amici fraterni hanno voluto dedicargli una torciata, seguita allo struggente messaggio che gli hanno lasciato: «Sarai per sempre con noi, in ogni passo, in ogni istante, in ogni birra che stapperemo e in ogni luogo in cui saremo. Riposa in pace fratello, veglia sulla tua famiglia e sulla tua amata Claudia. Ti vorremmo bene per sempre, i tuoi fratelli». Ad accoglierlo al Duomo la dedica della fidanzata che ha trovato spazio nel quadriportico: «Complici senza mai perderci, Buon viaggio, ti amo!». Presenti, tra gli altri, anche il sindaco Enzo Napoli e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. L'immagine forse più adatta a descrivere le istantanee di ieri pomeriggio, in un'analogia con il vissuto del 34enne che fa davvero venire i brividi, sono quelle della processione di San Matteo: il centro storico era a dir poco gremito, si faceva fatica a camminare anche a piedi. Proprio come accade ogni 21 settembre, quando Matteo era tra i protagonisti di una festa religiosa sentitissima, attesa per tutto l'anno. L'appuntamento fisso in cui Matteo indossava la divisa da portatore, andava a messa, riposava prima di prestarsi al sacrificio fisico di sorreggere per ore la statua del Santo Patrono di cui portava anche il nome, fino all'ultima corsa per le scale del Duomo che ieri l'ha visto entrare per l'ultima volta.

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Ad accoglierlo c'erano fumogeni granata - tra le sue più grandi passioni c'era anche la Salernitana, presente con il diesse Angelo Fabiani e i dirigenti Sasà Avallone e Alberto Bianchi - sciarpe, maglie, bandiere e palloncini bianchi lasciati volare verso l'infinito. Solidarietà e partecipazione sono arrivate dai tifosi di molti altri club italiani e stranieri. C'erano i cori degli ultrà che hanno fatto tutto il possibile per non farsi spezzare l'urlo in gola da un pianto trattenuto a fatica. Prima del feretro di Matteo è arrivato un suo ritratto, portato in alto dalle persone che lo amavano, Matteo è seduto, sorridente, come tutti vogliono ricordarlo prima di quel maledetto giorno in cui, probabilmente, una distrazione ha messo fine a una vita piena di speranze ed aspettative. Matteo stava costruendo casa con la sua Claudia, dove sarebbe cresciuta anche la loro desiderata famiglia; pregustava le partite in serie A della Salernitana, custodiva in cuore la speranza di rivedere una processione di San Matteo come tutti la ricordano prima del Covid. E invece niente di tutto questo è più possibile. Ma anche nel dolore più profondo, papà Emilio ha trovato la forza di reagire e di indicare la strada: nel corso di un colloquio tra le famiglie di Matteo e di F.F., il lavoratore che era alla guida del carrello - legate da una lunga amicizia - ha stretto forte a sé colui che al momento resta l'unico indagato per questa tragedia. Un segnale di distensione non scontato perché in questa assurda tragedia si rischia di trascurare la sofferenza di chi, solo formalmente, è seduto dal lato opposto a quello della vittima e in questo momento vive una condizione emotiva di grande fragilità. «La famiglia Leone è una grande famiglia, grazie per aver fatto questo gesto che ammiriamo e onoriamo» ha commentato il segretario della Filt Cgil Gerardo Arpino.

Ultimo aggiornamento: 20:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA