Salerno, al mercato senza i bagni: «Buste
di urina e rifiuti in pasto ai gabbiani»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Barbara Cangiano

Alle 14, nel piazzale antistante lo stadio Vestuti, quattro gabbiani si beccano nervosi contendendosi gli scarti di pesce, tra scatole di polistirolo, ghiaccio sciolto e rigagnoli di acqua melmosa. Poco più avanti, facendo lo slalom in mezzo a pezzi di cassette di legno e imballaggi in plastica per la frutta, l'asfalto si colora di rosso grazie a decine di pomodori schiacciati e lasciati imputridire al sole. E foglie di lattuga, scatolame, cicche, cartacce fanno da cornice ai banchetti che i mercatali stanno smontando, prima di provare a vendere l'ultimo chilo di frutta e verdura ai ritardatari. La pavimentazione è maleodorante e appiccicaticcia e se non si hanno buone suole, si rischia anche di scivolare. Neppure un'ora dopo la piazza tornerà salubre, dopo l'intervento dei mezzi di Salerno Pulita. Ma le tracce del mercatino rionale restano nelle pile di cassette e sacchi accatastati sul lato della Nedo Nadi e, soprattutto, nelle buste piene di urina abbandonate sui marciapiedi.

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Sono numerose le segnalazioni dei residenti giunte al comitato di quartiere San Francesco: gli abitanti della zona, già indispettiti per l'aumento dei flussi del traffico, chiedono maggiori controlli. «Servono bagni chimici e più vigilanza - taglia corto il presidente Laura Vitale - Tra l'altro le transenne non bastano a evitare il rischio assembramenti». Il comitato già una volta ha allertato l'assessore all'Annona Dario Loffredo che ha provveduto a inviare immediatamente sul posto i vigili urbani. «Purtroppo però gli interventi spot non bastano - sbotta Mariastella De Maio, la cui abitazione affaccia proprio sul mercato - Altro che Covid, le buste di pipì in strada sono roba da terzo mondo». In via Robertelli, a Torrione, la sicurezza non è un problema e gli ingressi sono contingentati anche dopo la polemica dei mercatali, scoppiata per la chiusura di tutti i varchi di accesso - tranne uno - dovuta alla sospensione del servizio di vigilanza a pagamento. Ma l'immondizia, purtroppo, resta uno scoglio. L'interno è meno fatiscente del Vestuti. Sul tappeto di cartacce e di stracci, qualche operatore si ingegna a raccogliere, come da protocollo, i suoi rifiuti in un sacchetto. «Poi quel sacchetto diventano due, tre, cinque, dieci, perché c'è qualche incivile che ne approfitta per sversare all'interno dell'area mercatale anche la sua spazzatura», spiega un banconista. In pratica, chi non è riuscito a disfarsi del proprio indifferenziato nei giorni stabiliti, lo fa servendosi dei punti di raccolta del piazzale o, ancora più facilmente, dei cestini gettacarte dislocati lungo il perimetro di via Robertelli, trasformati in microdiscariche di bustoni neri, scatole di scarpe, bottiglie e scarti alimentari, che fanno gola a mosche, vespe e piccioni.
«I PROBLEMI SONO FUORI»
La vita degli operatori di Salerno Pulita diventa più facile in via De Crescenzo, a Pastena, dove non ci sono olezzi, né chiazze e le cassette di legno vengono in partenza divise da quelle di plastica. «Il problema è là fuori - dice Angelo Vuolo, indicando lo scheletro di una radio lasciata su un marciapiedi - C'è gente che quando smontano gli stand si precipita a spargere spazzatura qui e là quando trova i cestini ormai saturi». In largo San Petrillo, nel cuore del centro storico, il mercato non c'è più. In compenso la storica microdiscarica di cui per anni si è data la colpa ai venditori ambulanti, resiste con i suoi materassi, copertoni, ferri arrugginiti, bustoni. «E a dare fastidio eravamo noi» tuona Maria Teresa Autuori, da cinque generazioni impegnata nel commercio di frutta e verdura. Dal 4 marzo ha aperto un negozio in via Mazza, Il cetarese, ma la sua anima resta legata a San Giovanniello, dove ha trascorso dieci anni, «dopo lo sfratto immotivato da piazza Sant'Agostino». Poco prima del lockdown, il secondo: a causa di un contenzioso tra Comune e privati, quell'area dove lavoravano cinque dei sedici standisti originari, è stata sgomberata. «Abbiamo fatto una raccolta firme, ma siamo impotenti - confessa - Eppure siamo stati a denti stretti, senza servizi, senza neppure i bagni. Ci siamo dovuti adeguare ben prima del virus al servizio a domicilio, perché non ci sono parcheggi. E il risultato ora è che noi siamo fuori e il centro storico non ha più un mercato». Un cruccio per Aniello Ciro Pietrofesa dell'Anva: «Abbiamo più volte chiesto a Palazzo di Città uno spazio alternativo, non abbiamo avuto risposte. È un peccato: il cuore antico della città è morto senza i suoi mercatali».
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Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA