Salvano una donna dalle violenze dell'ex:
«Siamo dovuti intervenire, l'avrebbe uccisa»

Salvano una donna dalle violenze dell'ex: «Siamo dovuti intervenire, l'avrebbe uccisa»
di Rossella Liguori
Sabato 24 Settembre 2022, 06:05 - Ultimo agg. 19:38
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«Non potevamo non fermarci, l’avrebbe ammazzata. Non abbiamo avuto paura, andava salvata». Giancarlo Cima, 41 anni, e sua moglie, Valentina Garofalo, sono stati un incrocio del destino. Quando la sorte decide che le persone diventino angeli custodi. Si sono trovati in corso Vittorio Emanuele la scorsa notte, quando una donna è stata rincorsa e picchiata dall’ex fidanzato, 30enne magrebino. Un pestaggio feroce bloccato dall’intervento di Giancarlo e dalla forza decisa della moglie: «Solo tu puoi aiutarla!». Un soccorso in extremis, quando l’aggressore, presa e frantumata una bottiglia, ha iniziato a sferrare colpi contro la ex ormai a terra. Poi, le mani strette al collo, fino a tramortirla. Il 31enne fuori controllo e la vita della donna in balia di una folle violenza. Giancarlo e Valentina (in foto) raccontano quei momenti concitati e la lucidità. Giancarlo fa il corriere «ed il papà di tre splendidi bimbi». La coppia ha due gemelline di 3 anni, Martina e Giulia, e Nello di 6 anni. Sono la loro vita, i loro progetti di futuro, l’amore. E loro, due genitori coraggiosi, non hanno esitato un attimo ed hanno fermato un’aggressione brutale. Hanno fermato il furgone perché quella donna, a terra in una pozza di sangue, con le mani del suo aggressore strette al collo, andava salvata, non doveva essere l’ennesima vittima di una terribile sopraffazione, un nome nella cronaca nera. 

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«Tornavamo da un viaggio di lavoro a Palermo - racconta Giancarlo - Lui la stava ammazzando. L’ha riempita di botte con una mazza, poi una bottiglia rotta. Quando siamo arrivati, stava su di lei con le mani collo per strangolarla. Una scena terribile, sono intervenuto d’istinto. Ho pensato non si potesse guardare oltre o girarsi da un’altra parte. Quella ragazza rischiava di morire. Non mi sento un eroe, ho fatto ciò che dovrebbero fare tutti. Una donna in queste circostanze va aiutata, sempre. Chi usa violenza sulle donne è un persona che compie un gesto vile, un vigliacco. Il peggiore atteggiamento, che va condannato in ogni modo. A chi non interviene, è passato ed è andato via, io mi sento di dire che ci può stare la paura, ma quella ragazza sarebbe morta. Chi non soccorre, non aiuta, è responsabile e complice di una tale violenza. Si rischiava un altro femminicidio. Non si può ignorare ed io non lo concepisco. Il mondo così gira male, anche chi riprende con i cellulari senza chiamare soccorsi». Valentina ha avuto sangue freddo, un controllo di sé e della situazione tanto da dire al marito: «Devi intervenire e salvarla». «Non abbiamo avuto paura - racconta Valentina - l’unica nostra preoccupazione erano le condizioni della donna. Non potevamo tornare a casa e dormire tranquilli. Lì a terra poteva esserci chiunque, anche una persona a noi cara, mio marito è stato il suo angelo. Se non ci fossimo trovati in quel momento, oggi non so che fine avrebbe fatto quella ragazza».

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