«Sarno, mio figlio ucciso dal fango 22 anni fa:
ora ho paura ma non lascio la mia casa»

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Rossella Liguori

Vasche e canali: la salvezza per decine di famiglie. Hanno trattenuto il fango, ma ora vanno ripuliti. Arrivano i fondi per riordinare la rete idraulica di mitigazione del rischio idrogeologico, a Sarno si mette così in moto la macchina della sicurezza sulle opere post frana che ora sono devastate dalle colate di fango di domenica scorsa. Circa 500mila euro, come primo stanziamento e tra le priorità c’è vasca San Marco che ha contenuto e trattenuto diversi metri cubi di fango scivolati a valle trasportando massi e tronchi. A pochi metri decine di abitazioni scampate ad una tragedia. Sono famiglie la cui unica sicurezza è rappresentata da quella vasca che ora trabocca di melma e separa palazzi e villette dal fronte frana del monte Saro. 
 

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«Viviamo sempre con la paura, ma io non lascio la mia casa, qui è nato mio figlio ed io morirò qui. Ora bisogna ripulire questa vasca altrimenti ci sarà un’altra tragedia ed altri morti». Lui è Massimo Scoppetta, ha la voce rotta mentre racconta la vita segnata da una tragedia, una famiglia cui manca un pezzo di cuore da 22 anni, una storia che si lega ad altre intrecciate e sfiorate in nella notte del 5 maggio 1998. Italo, suo figlio, aveva solo 8 anni in quel maggio terribile inciso nella storia di Sarno con caratteri di fuoco. Quella sera il piccolo si fece accompagnare dai genitori ad Episcopio, voleva stare con gli zii ed i nonni. Furono travolti da una valanga di fango, nessuno ne uscì vivo. Il buio ed il dolore da allora accompagnano i ricordi della famiglia di Massimo, e si fanno ancora più vividi quando la pioggia batte sui vetri delle finestre in via San Vito, dove vivono. È anch’essa una zona a rischio idrogeologico. Massimo si affaccia da una finestra di casa, poi, prende un giubbotto, lo infila di fretta e raggiunge la vasca che sta a pochi metri per controllare la situazione.

Ultimo aggiornamento: 08:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA