Inchieste e dimissioni, De Luca esce dall'angolo: «Resistenza contro la barbarie»

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di Giovanna Di Giorgio

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«Un’operazione camorristica e squadristica»: Vincenzo De Luca non ha dubbi. Né peli sulla lingua. Sguardo infuocato, il presidente della Regione Campania etichetta come «una campagna di aggressione mediatica pseudo-giornalistica contro di noi» l’inchiesta sul ciclo dei rifiuti partita da Fanpage e diventata oggetto di indagine della Procura di Napoli. Indagine che vede coinvolto anche il suo secondogenito Roberto. «Questa operazione – rilancia il governatore - è la migliore conferma che nella Regione Campania stiamo buttando fuori la camorra e tutti gli interessi oscuri che si sono nascosti dietro la gestione del ciclo dei rifiuti».

De Luca, in un video di circa dieci minuti pubblicato sulla sua pagina Fb, snocciolai diversi protocolli stipulati dalla Regione con l’Autorita anticorruzione proprio in tema di ciclo dei rifiuti e smaltimento di ecoballe: «Un esempio nazionale di correttezza e di trasparenza», dice. E rilancia: «Il senso di questa ignobile operazione di aggressione nei nostri confronti è esattamente questo: la camorra la stiamo cacciando dalla Campania per la prima volta in relazione ai rifiuti, e questa è la risposta che abbiamo ottenuto».

De Luca, poi, ricostruisce il video che ritrae suo figlio Roberto: «Ma quale giornalismo? - attacca - Viene ingaggiato un camorrista, che si presenta mascherato; viene ingaggiato un signore che va a fare un’intervista a mio figlio e parla solo lui, solo il camorrista, parla di cose che non c’entrano niente, e cerca di tirare in ballo la Regione, le ecoballe, le gare. E l’interlocutore sta lì, sconcertato ad ascoltare questo signore. È una cosa vergognosa».

 

Quindi il presidente si lascia andare a considerazioni più generali: «A che punto è ridotta la democrazia italiana? Siamo ridotti al puto che una persona perbene deve vivere nella paura. Ti può arrivare in casa un camorrista che nasconde una telecamera, che viene a fare una registrazione, un’operazione di violenza privata, che parla solo lui». E ancora: «Una persone perbene deve vivere nella pura di sabotaggi, di manovre occulte». E ancora: «Stiamo vivendo una Resistenza in Campania, ci sentiamo partigiani a difesa di valori di libertà e dignità umana». Da qui la richiesta di chiarezza: «Chiediamo che siano accesi i riflettori: chi sono le persone che hanno fatto questa provocazione? Chi sono, chi li manda, chi li paga?».

Infine, l’ennesimo attacco ai «migliori utilizzatori di questa faccenda ignobile», ovvero il M5S, e il rinnovato invito al confronto a Luigi Di Maio. Ma non solo: De Luca ne ha anche per il leader di LeU, che pure invita al confronto: «Estendo l’invito a Pietro Grasso. Ho sentito le sue dichiarazioni. C’è da vergognarsi. Non una parola sui camorristi che vengono a fare operazioni di aggressione e finto moralismo da quattro soldi».
Lunedì 19 Febbraio 2018, 15:11 - Ultimo aggiornamento: 19-02-2018 20:15
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