Scandalo rifiuti da Polla alla Tunisia,
inchiesta e possibile rimpatrio

Giovedì 24 Dicembre 2020 di Pasquale Sorrentino
Scandalo rifiuti da Polla alla Tunisia, inchiesta e possibile rimpatrio

Arrivano dalla zona industriale di Polla i rifiuti che hanno creato un vero e proprio terremoto politico e giudiziario in Tunisia con l'arresto di alcuni ex ministri e alte cariche istituzionali per un traffico - ritenuto illecito - di rifiuti. Occorre subito dire che la ditta che ha stoccato i rifiuti, avrebbe chiesto alla Regione l'autorizzazione al trasporto, e prodotti gli stessi rifiuti, la Sra con sede nella zona industriale di Polla, non risulta in alcun modo indagata. «Si tratta di capire - ha rimarcato la consigliera regionale Maria Muscarà - se la Regione non abbia effettuato tutti i controlli del caso. Abbiamo chiesto che la Regione effettui controlli serrati in materia di rifiuti».

La vicenda è venuta alla luce in Italia dopo che il parlamentare tunisino, Majdi Karbai, ha chiesto alla Muscarà e all'eurodeputato grillino, Pedicini, informazioni sul carico di rifiuti bloccato in Tunisia con un'indagine partita in Africa il 4 novembre. La Muscarà ha presentato quindi un'interrogazione in Regione Campania al settore rifiuti. Questo mentre in Tunisia dodici persone sono finite in manette, tra cui il ministro dell'Ambiente Mustapha Aroui (licenziato dall'incarico poche ore prima), il suo capo di gabinetto e alti funzionari del ministero della Finanze e delle dogane, presumibilmente coinvolti. L'indagine amministrativa, avviata di recente dal ministero delle Finanze, sembra dunque aver confermato il coinvolgimento del ministro uscente, ma anche di vari servizi doganali in un vasto caso di corruzione che ha riguardato l'importazione di rifiuti italiani (in particolare sanitari - come riportano i media tunisini ma che non trova ancora conferma in Italia - vietati dalle leggi internazionali) in Tunisia. I rifiuti sono partiti dalla zona industriale di Polla, dalla Sra, la quale non ha alcun tipo di coinvolgimento penale nella vicenda. La Sra è l'azienda di stoccaggio di rifiuti salita alla ribalta della cronaca per l'incendio avvenuto nell'agosto del 2020 (il secondo in cinque anni), ma anche per l'inaugurazione di un settore futuristico per lo smaltimento dei rifiuti. In tre viaggi durante l'estate del 2020 - come si legge nel documento della Regione Campania firmato dal dirigente per i rifiuti in risposta all'interrogazione del Movimento 5 Stelle - sono partiti dal porto di Salerno, proveniente e prodotti dalla ditta Sra di Polla, un carico di circa 70 container con 120 tonnellate di materiale «non pericoloso» da smaltire. Per la magistratura tunisina la società maghrebina che ha importato i rifiuti plastici post industriali avrebbe presentato false dichiarazioni e autorizzazioni relative alla natura degli stessi. Secondo quanto emerso dalla Campania sono partiti con un codice identificativo (appunto quello di non pericoloso) e sono arrivati in Tunisia con un altro, che in Tunisia è vietato. Questa è l'ipotesi più plausibile. Da qui è partita l'indagine. La Regione Campania - anche in seguito all'interrogazione del M5S - ha parlato di una interlocuzione con la competente autorità tunisina e si assicura che in caso di motivato respingimento dei rifiuti si provvederà a richiedere alla Sra il rimpatrio delle stesse avendo a garanzia le polizze fidejussorie (da 3 milioni di euro).

«La Regione ha effettuato i dovuti controlli? - chiede la consigliera regionale - e cosa è accaduto che possa aver scatenato arresti e sequestri in Tunisia? Sono stati effettuati tutti i controlli sull'azienda italiana? Per continuare a far luce sui contorni di questa storia e per capire in che modo sarà gestito il rimpatrio e successivo smaltimento dei rifiuti che torneranno adesso in Campania, abbiamo presentato una nuova interrogazione. Una cosa è certa, chi ha sbagliato dovrà risponderne». 

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