Sentenze pilotate in Campania:
«7 anni al magistrato, ha detto bugie»

Giovedì 27 Febbraio 2020 di Petronilla Carillo
Si è chiusa ieri, con richieste di pena «importanti», nonostante il rito abbreviato, la requisitoria del sostituto procuratore Elena Guarino relativamente agli indagati dell'operazione Ground Zero, accusati di aver allestito un presunto giro di mazzette da dare ai giudici della commissione tributaria in cambio di sentenze pilotate. Nell'articolo di ieri mattina c'è stato un piccolo errore tecnico: il pm aveva chiesto due anni per Antonio D'Ambrosi e non per il giudice De Camillis la cui posizione è stata discussa, dinanzi al gup Gennaro Mastrangelo, soltanto nella giornata di ieri. E sempre nella giornata di ieri hanno chiesto la condanna per gli indagati anche gli avvocati delle parti civili, ovvero dell'Avvocatura dello Stato, del ministero delle Finanze e della Commissione tributaria nazionale. Da oggi iniziano le discussioni delle difese che andranno avanti fino al prossimo 9 marzo.

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LE RICHIESTE
Per entrambi gli indagati il pm Guarino ha avuto parole molto forti. Si tratta del giudice Giuseppe De Camillis e del commercialista ed ex deputato Teodoro Tascone ai quali il pubblico ministero non ha riconosciuto le attenuanti generiche. Le richieste sono state di sette anni per il magistrato e cinque per il tecnico. Una pena più elevata rispetto al suo collega Spanò, che ha maggiormente collaborato con gli inquirenti, perché, come evidenziato dal pm nel corso della requisitoria, De Camillis avrebbe ammesso soltanto episodi dinanzi ai quali non poteva non fare ammissione di colpe. Due gli episodi a lui contestati, quello della busta che gli era stata consegnata dal dipendente Naimoli con dentro la mazzetta, consegna ripresa dalle telecamere piazzate dai finanzieri nell'ascensore, episodio rispetto al quale il magistrato ha dichiarato che credeva essere documenti, per poi accorgersi a casa che erano soldi. E quella della vicenda dei pavimenti avuti in regalo sulla quale il vicepresidente della seconda commissione tributaria, pur avendo dichiarato di voler pagare, è stato poi smentito dalle risultanze investigative. E sono state sempre le ulteriori indagini coordinate dal sostituto procuratore Elena Guarino ad averlo smentito anche in merito ad alcune dichiarazioni rese relativamente al secondo filone di indagini. Parole forti anche per Tascone, da parte del pm che lo ha definito come un professionista del giro di mazzette.

GLI INDAGATI
Quelli della prima fase dell'inchiesta sono quindici. Due giudici: Fernando Spanò, presidente della IV sezione e Giuseppe De Camillis, vicepresidente della seconda sezione. I due avrebbero intascato tangenti per velocizzare l'esame del ricorso relativamente alle posizioni di sei aziende: la Metoda spa, Agrolatte srl, Agrolatte catering srl, Esplana spa (poi diventata srl), Facomgas e Autoshop (in liqudazione). Gli altri dieci arrestati erano imprenditori e consulenti. C'erano Giuseppe Naimoli e Salvatore Sammartino, dipendenti della segreteria della commissione tributaria regionale , quindi Cosimo Amoddio, Vincenzo Castellano, Angelo Criscuolo, Antonio D'Ambrosi, Alfonso De Vivo, Claudio Domenico Dusci, Andrea Miranda, Giuseppe Piscitelli, Aniello Russo, Teodoro Tascone.
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