Sistema Salerno, l'ordine via chat:
«So chi siete, ora votate»

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Petronilla Carillo e Leandro Del Gaudio
Sistema Salerno, l'ordine via chat: «So chi siete, ora votate»

«Mi sono scervellato sezione per sezione, so dove votate, so dove non votate, quindi io personalmente me li vado a controllare... Io mi aspetto i voti che mi sono contato». È soltanto una piccola parte del messaggio whatsapp che Gianluca Izzo (leader delle coop), assieme al collega Umberto Coscia, invia su un canale chat dedicato ai soli dipendenti alla vigilia del voto per il rinnovo della giunta comunale di Salerno. E ciò per «costringerli a votare in favore di una determinata candidatura» e, comunque per esercitare pressioni sul lavoratori, colpendo di fatto la loro libertà di voto. La candidatura in questione è quella di Alessandra Francese, moglie di Izzo, in lista con Progressisti per Salerno, a sostegno del sindaco Napoli. Minacce, voti e lavoro. Brutta storia a Salerno, conviene soffermarsi sui personaggi. La Francese è risultata la prima dei non eletti e, allo stato attuale, avrebbe buone chances di entrare in Consiglio comunale, non appena saranno ratificate le nomine degli assessori. Ed è sorella di Davide Francese, indagato nell'inchiesta che ha travolto il consigliere regionale e assessore comunale Giovanni Savastano, che vede al momento indagato sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli. Eccolo il secondo step delle indagini su Salerno, che coinvolgono alcuni uomini vicini al governatore Vincenzo De Luca. Due arresti ai domiciliari, una terza persona indagata. Inchiesta condotta dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall'aggiunto Luigi Alberto Cannavale, si batte la pista dei reati elettorali. Ai domiciliari Izzo e Coscia. Indagato Mario Gaeta, che con un altro messaggio whatsapp, sempre su richiesta di Izzo, avrebbe minacciato tutti, all'insegna di un aut aut: l'ordine di non far girare all'esterno del gruppo il messaggio elettorale, pena ritorsioni immediate. Minacce, intimidazioni a poche ore dall'apertura delle urne, nei confronti di quei lavoratori delle coop, che dipendevano dai contratti firmati all'interno della macchina comunale. Voti e lavoro, per dirla con i pm. Ecco un altro messaggio recuperato dalla Mobile di Salerno: «Vi dovrei chiamare uno ad uno - dice Gaeta - perché Gianluca mi ha chiamato, perché dice che è stato inoltrato il messaggio che lui ha fatto mandare da Umberto su questo gruppo, lui ha detto che siccome sta già vedendo chi è stato il responsabile.... chiunque è stato si prende le conseguenze». In effetti la sera del 2 ottobre il messaggio arriva sul cellulare del consigliere comunale uscente (ma riconfermato alle ultime votazioni) Roberto Celano di Forza Italia il quale, vista la gravità della cosa, decide di pubblicarlo sul proprio profilo facebook. Le indagini, delegate alla Squadra mobile di Salerno partono da qui, aprono nuovi spunti investigativi sulle coop e portano, nel giro di dieci giorni, al nuovo provvedimento. I cellulari degli indagati sono stati sequestrati: i messaggi, cancellati, sono stati ritrovati nella memoria interna.

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Intanto, oggi prenderanno il via gli interrogatori degli indagati nell'inchiesta della Procura sulle cooperative sociali. Dinanzi al gip si presenteranno Fiorenzo Zoccola, detto Vittorio, difeso dall'avvocato Michele Sarno, referente di tutte le cooperative sociali salernitane e da lunedì mattina rinchiuso nel carcere di Fuorni; quindi l'assessore comunale e consigliere regionale Giovanni Savastano, detto Nino, difeso dall'avvocato Cecchino Cacciatore, ai domiciliari come il dirigente del settore Ambiente, Luca Caselli. Sia Zoccola che Savastano, annunciano i loro legali, risponderanno alle domande del gip. Nei prossimi giorni toccherà anche agli altri, tra questi il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, e il membro del suo ufficio staff, Felice Marotta oltre agli altri (gli indagati sono ventinove in tutto). Secondo le accuse della procura, Zoccola, attraverso il sistema delle coop, assicurava i voti al politico Savastano il quale, a sua volta, con la complicità del dirigente Caselli, riusciva ad accaparrarsi una serie di appalti per servizi di manutenzione parchi e pulizia strade, con il sistema delle gare costruite appositamente per loro. Le coop, a loro volta, cambiavano spesso amministratori e dipendenti, per consentire il riciclo delle persone ma nessuna era a norma di legge, in quanto non veniva rispettata la quota del 30% dei lavoratori da inserire socialmente. Un meccanismo di cui erano tutti a conoscenza al Comune - secondo la Procura - persino il sindaco Napoli che avrebbe fatto una delibera ad hoc per sbloccare una gara. 

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