Strade gruviera e incidenti
ma risarcimenti lumaca

Sabato 8 Gennaio 2022 di Petronilla Carillo
Strade gruviera e incidenti ma risarcimenti lumaca

«Oltre al danno di non ricevere quanto dovuto, la beffa di spendere soldi inutilmente». È l’amara constatazione di un cittadino salernitano che, a distanza di due anni, ha deciso di rinunciare al risarcimento di 1.500 euro sancito dal giudice di pace a seguito di un incidente causato da liquido scivoloso su una delle tante strade provinciali di gestione dell’Ente di Palazzo Sant’Agostino. La decisione del cittadino è di qualche giorno fa quando, dopo due anni, il suo legale ha trovato l’ennesima pec con richiesta di ulteriori documenti. E non è un caso isolato. Di vertenze come queste, l’ufficio Avvocatura della Provincia di Salerno ne è pieno. Anche riguardanti sentenze antecedenti al 2019 e risarcimenti più «importanti» a causa di incidenti o danni riportati per dissesti del manto stradale. A sostegno della sua denuncia, il cittadino mostra una serie di pec tra il suo legale, l’ufficio Viabilità e quello di Avvocatura dell’Ente: dal 2019 all’altro giorno, la motivazione per il ritardato pagamento da parte del Palazzo è sempre la stessa, «siamo in attesa della procedura di riequilibrio finanziario». Procedura che, in alcune mail, gli uffici provinciali danno come prossimo «non essendoci stato alcun diniego». Anzi, gli stessi uffici, proprio in attesa di questa «procedura», invitano la persona che deve essere risarcita a non avviare ad alcun atto di pignoramento per conto terzi. 

Eppure la procedura dovrebbe essere molto semplice. In presenza di sentenza di condanna, decorsi i 120 giorni dalla notifica (a pagamento) della sentenza senza aver ottenuto il risarcimento, si può avviare una azione esecutiva. Invece qui, per le decine e decine di cittadini che attendono un risarcimento, tutto inizia a complicarsi. La procedura seguita dall’ente di palazzo Sant’Agostino è sempre la stessa. Dopo la notifica, ovviamente; a pagamento dell’utente, dagli uffici arriva la dichiarazione secondo la quale si è ricorsi alla procedura di riequilibrio finanziario che prevede che “Le procedure esecutive intraprese nei confronti dell’ente sono sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale fino alla data di approvazione o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale”. Con la stessa dichiarazione il mittente viene «invitato» a desistere dall’avviare azioni esecutive perché sospese ex lege. Così, se il danneggiato intende andare avanti, può provvedere a notificare, anche questo a suo carico, un atto di pignoramento. In caso di pignoramento presso terzi, è lo stesso terzo pignorato, ossia la banca che funge da tesoriere della Provincia, a comunicare nuovamente che vi è in corso un piano di riequilibrio finanziario. Anche in udienza per l’assegnazione delle somme, viene dichiarata la sospensione della procedura proprio perché vi è in corso il piano di riequilibrio finanziario. Ma non finisce qui: con il passare del tempo (anche a distanza di più anni) gli uffici amministrativi della Provincia richiedono una serie di ulteriori documenti, talvolta anche non dovuti, (quali il Durc per regolarità contributiva degli avvocati) per permettere il pagamento e rideterminano anche l’ammontare degli importi decurtando gli importi per gli atti di precetto per i quali, a loro dire, non se ne ha diritto stante lo stato di dissesto. Anche se viene fornito quanto richiesto, si deve superare un’ulteriore fase:l’approvazione del pagamento delle somme dovute come debiti fuori bilancio, da parte del Consiglio Provinciale.

 

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