Tradisce la moglie e si separa:
stop alle trattenute sullo stipendio

di Petronilla Carillo

4
  • 630
Doveva essere una causa «semplice» per la moglie tradita. Una di quelle in cui avrebbe ottenuto tutto: casa, mantenimento, assegno familiare e anche una sorta di «risarcimento», pari a 150mila euro, giustificata come «convivenza matrimoniale». Così almeno era stato deciso da un giudice in fase di separazione. Ma questa volta i giudici della prima sezione civile di Nocera Inferiore presidente Gustavo Danise, a latere Raffaella Coppola e Enzo Faracchio, hanno ridimensionato le attese della donna e consentito al coniuge maschio anche il mantenimento della casa coniugale. Entrambi, inoltre, secondo il dispositivo dei magistrati, dovranno condividere le spese legali. 

Una storia come tante, quella di un padre separato la cui condizione economica viene a mutare e che è costretto a cedere gran parte del suo stipendio di dipendente Asl alla moglie. Una storia di padri separati alla soglia della povertà, come tante. Una famiglia che si sfascia, un’attività imprenditoriale che viene ceduta, una situazione patrimoniale che cambia. Insomma, una causa come tante, probabilmente anche dall’esito scontato a favore del coniuge tradito, ma che l’avvocato matrimonialista Alba De Felice è riuscita a vincere ottenendo l’applicazione e il riconoscimento delle nuove norme in difesa, questa volta, del padre separato. Per oltre dodici anni l’uomo si era visto detrarre ogni mese dalla sua busta paga Asl (di 1.683 euro) l’importo 1.500 euro a titolo di assegno di mantenimento. A lui, in pratica, restavano soltanto 183 euro mensili per vivere. Oltre che la casa coniugale che la donna aveva lasciato assieme ai figli quando ha scoperto l’ex marito in atteggiamenti di intimità con la domestica ucraina. 

I giudici, però, hanno ribaltato completamente la precedente situazione eliminando il cospicuo assegno di mantenimento fissato al momento della separazione alla consorte e concedendo soltanto ai figli quanto necessario per il loro sostentamento. E non solo. Essendo i figli maggiorenni, una quota parte del denaro viene data dal padre direttamente a loro. Ma non solo. I giudici, pur riconoscendo che «in tema di separazione tra coniugi l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave» hanno rigettato la richiesta di addebito. 
Giovedì 8 Febbraio 2018, 06:34 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 06:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
4 di 4 commenti presenti
2018-02-09 06:57:42
L'articolo è privo di informazioni almeno di quelle relative alle nuove norme che avrebbero ribaltato la decisione. Q prescindere dal fatto che già la prima sentenza era una idiozia e che le donne dovrebbero andare a lavorare e non essere mantenute.
2018-02-08 21:09:30
e poi vorrei capire in base a quale principio giuridico un uomo dovrebbe vivere con 183 euro mensili e fuori di casa.
2018-02-08 20:46:19
Ritengo l’orientamento attuale giusto è indirizzato nella giusta causa. Dove sta scritto che il coniuge debba essere ridotto alla fame per fare da cassa previdenziale all’ex coniuge per tutta la vita. I figli devono essere salvaguardati e questo è giusto ma suddiviso. Chi ritiene diversamente per me non ha il senso della giustizia
2018-02-08 14:20:27
Qualche giudice della cassazione dopo 30 anni di giurisprudenza cambia idea senza che lòa legge screitta fosse cambiata, cambia orientamento come si dice in gergo ed ecco che tutti gli altri giudici si adeguano in barba alla legge.Il giudice dovrebbe essere soggetto alla legge, non alla cassazione.

QUICKMAP