«In Ucraina tutto è perduto,
qui a Cava mi sento a casa»

Lunedì 7 Marzo 2022 di Barbara Cangiano
«In Ucraina tutto è perduto, qui a Cava mi sento a casa»

«Non saremo più gli stessi. Io non sarò più quella di prima. Forse non avrò più la mia casa. Mi auguro di poter riabbracciare mio marito e mio figlio, ma è certo che l’Ucraina e noi tutti, dopo tutto questo, avremo una pelle diversa». Olena Shulyak, 37 anni, da venerdì notte è a Cava de’ Tirreni, ospite di Annagrazia, Mariacristina e Eliana Lamberti, che hanno messo a sua disposizione un appartamento, in località San Pietro, affinché possa trovare riparo e recuperare la serenità perduta. Con lei c’è sua figlia Emilia di dieci mesi. La suocera, Natalya di 59 anni, la cugina Victoria di 38 e i suoi due bambini, Alexander di 15 mesi e Dimitri di 13 anni. 

Sono partititi martedì, di buon mattino da Tulchyn, in Ucraina, per arrivare alla stazione di Salerno venerdì sera, intorno alle 22, dopo un viaggio lungo, complicato e doloroso. Perché «ognuna di noi ha lasciato a casa qualcuno che non poteva seguirci e questo è drammatico». Quando sono andate via, con i loro bambini, «rispetto ad altre città del Paese la situazione non era ancora drammatica - racconta Olena - Nonostante questo, quattro volte al giorno suonavano le sirene che ci avvisavano di raggiungere i rifugi, dove restavamo per ore, interminabili, temendo il peggio. Mio padre è sindaco della città e ci siamo nascosti tutti nello scantinato di casa sua, dove abbiamo accatastato un po’ di patate e di acqua, in previsione del peggio. Ci ho pensato tanto prima di decidermi, non volevo abbandonare mio marito e mio figlio diciottenne, che sono in procinto di essere chiamati al fronte. Alla fine ho scelto di venire qui, da quella che era stata la mia famiglia nel periodo post Chernobyl, nella terra dove ci sono i miei ricordi più belli. L’ho fatto per la mia piccola Emilia. Ho avuto paura che le potesse accadere qualcosa di brutto e non me lo sarei mai perdonata». 

Martedì all’alba si sono messe in viaggio in autobus, direzione Moldavia. «Alla frontiera c’era una fila interminabile, ma erano ben attrezzati. Ci hanno offerto the, cibo, una sistemazione per la notte. Siamo arrivati a Chisinau: qui, in un centro commerciale, le commesse ci hanno dato dei Leu, la loro moneta, per chiamare un taxi e farci accompagnare in un centro di accoglienza, dal momento che gli alberghi erano ormai già al completo. Il giorno seguente - prosegue Olena - abbiamo ripreso un altro pullman che, passando per la Romania ha raggiunto Padova e da qui un treno per Salerno. Sono stati giorni difficili, soprattutto per i bambini. Ma l’importante è essere riusciti a lasciare Tulchyn». 

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L’odissea non è finita. «Il mio secondogenito è in Egitto. Era partito con alcuni parenti prima che fossimo invasi. Hanno bloccato i voli e sto cercando di fare in modo che possa raggiungermi qui in Italia. La nostra famiglia è smembrata. Non vedo l’ora che tutto questo possa finire». Ma il “the end” sembra assai lontano: «Non so onestamente cosa potrà accadere. Ho molta paura e mi sembra che sia già tutto perduto. Mi aggrappo alla speranza che le cose possano cambiare, che tutti noi potremo presto riconquistare la normalità, per il momento, però, mi sembra un sogno». Tra video e messaggi sui cellulari che raccontano la guerra con maggiore crudezza di quanto non lo facciano i media, Olena si aggrappa a una speranza: «Qui mi sento a casa e sto provando a ricaricarmi. Cava per me rappresenta il periodo più felice della mia vita. Qui ho trascorso lunghi periodi, a Natale e d’estate, quando dopo il dramma di Chernobyl, noi bambini ucraini e bielorussi venivamo ospitati dalle famiglie italiane per disintossicarci, non solo dalle radiazioni, ma dagli umori negativi che avevamo vissuto sulla nostra pelle. Angela e Carmine, i genitori delle sorelle Lamberti, erano anche la mia mamma e il mio papà. Poi c’era Cristina con la sua bellissima collezione di Barbie che le invidiavo, tre cani meravigliosi, le passeggiate con Teresa Barba e Umberto Barone, che mi hanno consentito di conoscere e vivere l’Italia e che mi regalavano sempre dei soldini per comprare le patatine fritte e la Coca Cola, le gite a Santa Maria di Castellabate, i bagni a mare. Un mondo spensierato che non so se potrà mai tornare».

Intanto da questa mattina sarà operativo l’hub voluto dal Comune e dall’Asl a Capitolo San Matteo, dove tutti i profughi potranno essere sottoposti a uno screening anti Covid e ricevere il codice fiscale temporaneo per ottenere l’adeguata assistenza sanitaria. 

Ultimo aggiornamento: 17:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA