Covid, il balzo dei contagi: mai così tanti in Italia. Ed è allarme Lombardia

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Cristiana Mangani
Covid, il balzo dei contagi: mai così tanti in Italia. Ed è allarme Lombardia

Il virus corre, e ieri il numero dei contagi è salito a 7.332 contro i 5.901 del giorno precedente. Il dato non può che preoccupare, visto che è stato superato anche il picco massimo del 21 marzo, quando i casi di giornata furono 6.557. All'epoca, però, le persone che hanno perso la vita sono state 793, ieri 43 contro i 41 precedenti. Questo soprattutto perché l'età media dei contagiati sfiorava gli 80 anni, e oggi, invece, è a 42.
Il vero timore arriva da un altro fronte, ed è quello dei ricoveri, con un balzo in avanti di 464 in un solo giorno, ai quali vanno aggiunti i 25 in terapia intensiva. Nell'analisi del dato ha importanza, naturalmente, il record dei tamponi effettuati: 152 mila, 40 mila in più del giorno precedente. Di fronte a questi numeri c'è chi parla tra gli esperti, di crescita esponenziale. Chi, invece, considera che il rapporto positivi/tamponi (tra l'altro l'unico indicatore che ha un senso oltre al numero di ospedalizzazioni) due giorni fa era del 5,2% e ieri dello 4,8%. Dunque, inferiore.

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I RISCHI
Il Covid-19 sta colpendo in tutta Italia, ma è sempre la Lombardia a registrare numeri da lockdown: i contagi schizzano da 1.080 a 1844, a fronte di 29.048 tamponi effettuati per un rapporto del 6.3%. Si registrano, poi, sei nuovi decessi. Solo a Milano città i positivi sono stati 504. Tanto che il direttore generale Welfare, Marco Trivelli, ha dichiarato: «Valutiamo misure più restrittive rispetto al Dpcm». E Antonio Pesenti, coordinatore dell'Unità di crisi della Regione per le terapie intensive, ha annunciato: «Siamo pronti a riaprire l'ospedale costruito in Fiera».
Virologi ed epidemiologi sono tutti schierati nel chiedere attenzione massima ai cittadini, «sebbene - come ha spiegato l'infettivologo Matteo Bassetti - a marzo, con gli stessi casi, avevamo 900 decessi. Va considerato, comunque, che continua a crescere il numero dei pazienti che hanno bisogno di maggiore assistenza sanitaria e ospedaliera».

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Nei mesi dello tsunami Covid, quelli della prima emergenza sanitaria fronteggiata, a preoccupare era la crescita esponenziale delle terapie intensive. E i piani che erano stati predisposti dopo la Fase 1, sia a livello regionale che a livello governativo, erano stati pensati sulla falsariga di quello che era accaduto a marzo. «Quindi - interviene ancora Trivelli - bisogna rimodulare la strategia per rispondere a un quadro differente».
Di minore entità ma sempre con livelli preoccupanti, è la diffusione del virus nel Lazio: 579 nuovi positivi in Regione, 201 solo nella Capitale, con 15 mila tamponi effettuati.

 

E i reparti Covid degli ospedali cominciano a essere oltre i limiti della capienza. Scendono, invece, i contagi in Liguria: da 447 a 362. Mentre inizia a essere fuori controllo la situazione in Campania, con 818 nuovi positivi contro i 635 di martedì. C'è, poi, l'Alto Adige dove la Giunta della Provincia di Bolzano, composta dalla Südtiroler Volkspartei e della Lega, ha deciso di non recepire le nuove restrizioni contenute nel Dpcm varato dal governo nazionale. Nessun inasprimento delle regole perché «siamo giunti alla conclusione che non servano nuovi provvedimenti», ha spiegato il presidente Arno Kompatscher.

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LA CRESCITA
Di diverso avviso è Walter Ricciardi, consulente scientifico del Ministro della salute, Roberto Speranza, che guarda ai dati con preoccupazione. «Qualche giorno fa ho stimato che se non si fossero prese misure come quelle che stiamo prendendo adesso si sarebbe potuto arrivare a novembre a 16 mila casi al giorno. In realtà - afferma - il ritmo di crescita è talmente forte che potremmo arrivarci anche prima. Per cui è necessario rispettare le vecchie regole e introdurre queste nuove».

 


 

Ultimo aggiornamento: 13:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA