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CORONAVIRUS

Coronavirus, dalla quarantena volontaria agli scali tutte le falle della procedura italiana

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, dalla quarantena volontaria agli scali tutte le falle della procedura italiana

A Seul se arrivi dall'estero devi restare in alcuni hotel, in attesa della fine del periodo di incubazione del coronavirus; lo stesso succede a Pechino, mentre a Bangkok è complicatissimo entrare e comunque ora in aeroporto è stato allestito un laboratorio per eseguire i tamponi a spese del viaggiatore (3.000 baht, circa 90 euro). In Italia, invece, sulla carta i controlli sono severissimi, nella pratica tutto si gioca sulla fiducia di chi atterra dopo viaggi, anche con scalo, magari dal Brasile (dove perfino il presidente è positivo), dagli Stati Uniti (tre milioni di contagiati), dal Perù, dal Bangladesh, dall'India. In sintesi: i controlli non funzionano né per le frontiere via terra dai Balcani né per gli aeroporti per chi arriva da altri continenti.

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PIÙ ATTENZIONE
Dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, parlando al Tg1: «La situazione nel mondo è preoccupante, è il momento peggiore. Dal punto di vista dell'Italia le cose vanno meglio, ma se alziamo lo sguardo oltre i confini, no. Bisogna alzare il livello di attenzione su chi arriva da paesi extra Shengen» Premessa: al Ministero della Salute ricordano sempre che tra i paesi dell'Unione europea l'Italia è il più rigoroso, perché, al contrario degli altri, non ha eliminato l'obbligo della quarantena neppure per una lista di 15 nazioni considerate virtuose. Vero. E alle frontiere vigila con molta attenzione l'Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) che dipende direttamente dal Ministero della Salute. Ma è la procedura ad essere farraginosa.

Vediamo il meccanismo: le compagnie aeree devono comunicare la lista dei passeggeri provenienti da Paesi extra-Ue e far compilare loro la Plc (passenger locator card) in cui si attesta la provenienza. Queste informazioni sono trasmesse all'Usmaf - spiegano al Ministero - che a sua volta le manda al Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute; nel caso in cui successivamente si riscontri la positività al Covid-19 di uno dei passeggeri, queste informazioni saranno utili per il contract tracing internazionale. Allo sbarco, ai passeggeri extra-Ue viene detto che sono obbligati a sottoporsi alla quarantena e che devono segnalare la propria presenza alla Asl di competenza. «A tutti viene misurata la temperatura e nel caso non presentino sintomi, sono tenuti a dirigersi direttamente verso il proprio domicilio. Controlli e sorveglianza attiva, spettano alle Asl competenti».

In sintesi: alla fine è il passeggero, una volta giunto a destinazione, a dovere chiamare la Asl e dire: guardate che sono arrivato da Dacca o da Brasilia. Successivamente spetta ad Asl e Regione svolgere i controlli sul rispetto della quarantena. Altro problema: il signore arrivato dal Brasile, sbarca a Fiumicino, ma deve raggiungere la sua abitazione a Pisa o a Modena. Durante il tragitto, si mescola a tutti, altro che quarantena, anche se in teoria dovrebbe fare il tragitto più breve possibile «e a tal fine non gli è consentito l'uso di mezzi di trasporto pubblici, ma solo il noleggio di taxi, auto con conducente e l'uso di un mezzo privato».

Ecco, appare improbabile che, ad esempio, un immigrato che magari ha un lavoro da cameriere a Pinarella di Cervia, affitti un Ncc da Fiumicino fino alla Romagna, pagando centinaia di euro. Il sistema è ancora più a rischio con i voli in connessione. Torniamo agli immigrati del Bangladesh. Ora i collegamenti diretti sono stati sospesi, ma da Dacca ogni giorno decollano voli per Istanbul, Dubai o Doha, dove puoi fare scalo, cambiare aereo, e raggiungere Fiumicino.

Lo stesso meccanismo vale, in teoria, per i brasiliani che con Tap possono andare a Lisbona, area Schengen, e di lì a Fiumicino. Il Portogallo prova però a difendersi: se non sei portoghese, per salire sull'aereo in Brasile devi presentare il certificato del test molecolare, effettuato nelle ultime 72 ore, con esito negativo; coloro che hanno la residenza in Portogallo, ma non hanno il certificato, si legge sul sito di Tap, «saranno immediatamente testati all'arrivo in aeroporto, nel qual caso il costo sarà addebitato al passeggero». In sintesi, ogni nazione tenta di alzare le difese di fronte ai casi di importazione. L'Italia per ora si fida e spera che chi arriva rispetti l'isolamento domiciliare.

 

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