CORONAVIRUS

Coronavirus, in Lombardia tre volte più letale che nel Lazio

Giovedì 23 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, in Lombardia tre volte più letale che nel Lazio

Il coronavirus non è uguale per tutti. Se sei contagiato in Umbria hai molte più possibilità di guarire di chi è stato infettato in Lombardia. Detto in un altro modo: su cento pazienti positivi i decessi sono 4,49, in Lombardia il 18,43. Il tasso di letalità è notevolmente differente da regione a regione. Altri due esempi: in Emilia-Romagna è al 13,67 per cento, nel Lazio è molto più basso, 6,19. Come è possibile? Sia chiaro, non significa che Sars-CoV-2 sia più aggressivo a Bergamo di quanto lo sia a Foligno.

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URAGANO
Le ragioni di questa disparità sono altre: prima di tutto, dove si sono registrati più casi in un minore lasso di tempo, il tasso di letalità è andato alle stelle perché, soprattutto a inizio emergenza, gli ospedali sono stati travolti; dunque, anche la qualità delle cure è stata inevitabilmente più bassa. C'è anche altro: dove c'è stata una diffusione più massiccia del contagio si sono fatti tamponi soprattutto a pazienti con sintomi più gravi; nelle regioni meno sotto pressione, c'è stato anche il tempo di raggiungere persone con sintomi lievi: per questo, dunque, alla voce dei casi totali ci sono soggetti per fortuna non gravi. Va detto che su scala nazionale il tasso di letalità si è assestato al 13,37 per cento, più alto di ogni previsione visto che a inizio pandemia si ipotizzava il 2-3 per cento, in linea con il dato della Germania. Ma l'Italia ha numeri molto simili a quelli di Francia, Spagna e Belgio (dove la letalità è perfino più alta). Un tasso di letalità (ricavato dal rapporto tra i casi ufficiali rilevati e i decessi) molto elevato suggerisce anche una conclusione: il numero dei positivi sommersi, mai raggiunti dai tamponi, potrebbe essere proporzionalmente molto alto.

PREVISIONI
Per questo, alla luce di quel drammatico 18,43 per cento (12.740 decessi su 69.092) si ipotizza che in Lombardia coloro che sono infetti o lo sono stati siano in realtà almeno cinque volte la cifra ufficiale. La seconda regione per tasso di letalità, in realtà, non è l'Emilia-Romagna (che comunque ha un dato molto importante, 13,67), ma la Liguria. A fronte di 6.918 casi totali, ci sono già 1.022 morti, cioè il 14,77 per cento. Seguono le Marche, 845 vittime su 5.924 positivi, che equivale al 14,25. Sopra alla soglia della doppia cifra ci sono anche Piemonte, dove purtroppo si registra una rapida crescita, con l'11,25 per cento, l'Abruzzo (10,09), le Provincia autonome di Bolzano e di Trento (rispettivamente 10,59 e 10,40), e la Val d'Aosta (11,59). Questi dati, comunque, andrebbero rapportati all'età media della popolazione per avere un quadro d'insieme più corretto. Resta un tasso di letalità basso per una regione che tra le prime è stata raggiunta dall'epidemia (il Veneto con il 7,05 per cento); oltre ai casi virtuosi di Umbria e Lazio, sia pure su numeri assoluti molto bassi viaggiano sotto il 7 per cento anche Basilicata e Molise (entrambe attorno al 6,7 per cento). Tra il 7 e l'8 ci sono la Sardegna, la Calabria e la Sicilia, a conferma della tenuta del centro-sud, mentre c'è un campanello di allarme in Puglia, al 9,7 per cento. I test sierologici che partiranno a maggio dovranno trovare e stimare anche i positivi nascosti: bene, in quelle regioni in cui il tasso di letalità è inferiore all'9 per cento, difficilmente ci saranno sorprese, il numero di coloro che hanno avuto contatto con il virus negli ultimi mesi non sarà molto altro. Nulla di paragonabile, per capirci, alla Lombardia.


 



 
 
 

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