CORONAVIRUS

Coronavirus, polmoni, olfatto e sapori: le conseguenze post contagio. Si resta infetti anche per due mesi

Venerdì 24 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, polmoni, olfatto e sapori: le conseguenze post contagio. Si resta infetti anche per due mesi

Per i casi più gravi di Covid-19 la strada verso la guarigione è lunga e dolorosa; a volte, per fortuna non sempre, rischia di lasciare conseguenze anche dopo le dimissioni. E diviene necessario un non breve periodo di riabilitazione respiratoria. In parallelo, corrono le esperienze di pazienti positivi che convivono con sintomi non pesanti, ma sono costretti a restare in isolamento per un lungo periodo, anche 45-50 giorni, prima di avere un tampone negativo. A Bologna, ad esempio, una ragazza, Bianca, una modella 23 anni, è positiva da 56 giorni dopo sei test («Non ho più sintomi dai primi di marzo, ma i medici mi hanno detto che ho ancora il virus e sono contagiosa» ha raccontato a Ètv). Per l'ospedale è un caso limite.

Coronavirus, vaccino: in Italia sperimentazione durante l'estate

Coronavirus, in Lombardia tre volte più letale che nel Lazio
 



LA STORIA
Prendiamo il paziente 1 e 2 in Italia: la coppia di turisti di Wuhan fu portata allo Spallanzani il 29 gennaio, rischiò di morire; marito e moglie (66 e 65 anni) finirono in terapia intensiva, attaccati ai respiratori. Per 49 giorni, sono rimasti ricoverati nell'istituto romano, ma quando sono guariti hanno dovuto trascorrere un altro mese in un altro ospedale, al San Filippo Neri, per la riabilitazione. In sintesi: 80 giorni per riavvicinarsi alla normalità.

PAZIENTE 1
Veniamo al paziente 1 della Lombardia: Mattia Maestri, 38 anni, la cui misteriosa polmonite cominciò a metà febbraio, fu ricoverato il 20; nonostante il fisico atletico anche lui finì in terapia intensiva, rischiò di morire, anche lui ha vissuto un calvario di due mesi prima di vincere la battaglia, ma oggi continua a inseguire il ritorno alla normalità, perché a volte si sente stanco e deve distendersi. In sintesi: la stragrande maggioranza dei pazienti di Covid-19 ha un percorso non così faticoso, resta a casa, fa la terapia, guarisce e non ha strascichi. Sta bene. Tra coloro che invece passano dalle terapie intensive (oggi sono solo il 2,1 per cento dei pazienti positivi in Italia) c'è chi, anche dopo la guarigione, deve convivere con lunghe e fastidiose conseguenze.

Morto Gazzoni Frascara, ex presidente del Bologna di Baggio e Signori
Coronavirus, il mistero di Bianca Dobroiu, la modella positiva dopo 57 giorni (e sei test)

Fatica a respirare. Il sistema sanitario sta imparando, giorno per giorno, a guarire i pazienti di Covid-19, ma sta anche cominciando la fase in cui a una parte di loro bisognerà garantire il ritorno alla vita normale. Il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità: «Per avere un quadro definito andranno condotti studi e valutazioni in maniera rigorosa. In particolare quelli sulla funzionalità respiratoria. Le analisi di eventuali esiti dell'infezione da coronavirus sugli organi è un aspetto cruciale».

I CASI GRAVI
Il professor Massimo Galli è primario di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano, uno dei centri di eccellenza in prima linea nella drammatica situazione della Lombardia. Cosa succede ai casi più gravi dopo la guarigione? «La cosa che più ci preoccupa sono i reliquati a livello polmonare. Molti se la cavano, ma sembra abbastanza evidente che diversi abbiano problemi polmonari di una certa importanza. Anosmia e disosmia, i disturbi dell'olfatto e dell'odorato, invece di solito vanno a migliorare o a sparire, anche se non è per tutti così». Va però ribadito un punto fermo: Covid-19 è una malattia che i medici stanno imparando a trattare da pochi mesi. «Siamo solo all'inizio della valutazione a lungo termine - ribadisce il professor Galli - non abbiamo certezze assolute. Ma le prime conclusioni sono queste: la stragrande maggioranza guarisce senza reliquati, ma il problema che può rimanere, più serio, nelle persone che hanno avuto una polmonite devastante, è una insufficienza respiratoria».

TEMPI
Quanto deve durare la riabilitazione? «Bella domanda - replica il professor Galli - Le dimissioni sono cominciate alcune settimane fa, per alcuni pazienti abbiamo ancora dei problemi importanti, però si tratta di un'esperienza che non è ancora sufficientemente a lungo termine per potere definire come stiano realmente le cose. Sia chiaro: non significa che i pazienti più gravi, una volta guariti, abbiano tutti la bombola d'ossigeno, non è affatto così, però dei reliquati di ordine respiratorio non trascurabili ci possono essere. Ma ribadiamolo per essere precisi: la stragrande maggioranza delle persone che si infettano neppure arrivano in ospedale e si lasciano alle spalle l'esperienza senza problemi particolari. Se invece parliamo del numero limitato di coloro che finiscono in terapia intensiva, per diversi c'è necessità di percorsi significativi di riabilitazione respiratoria».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA