CORONAVIRUS

Coronavirus, Rezza (Iss): «L'Italia non si è liberata affatto del Covid19»

Giovedì 23 Aprile 2020 di Graziella Melina
Coronavirus, Rezza (Iss): «L'Italia non si è liberata affatto del Covid19»

Un dato è certo: «L'Italia non si è liberata affatto del virus». Quindi, avverte Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, bisogna fare attenzione a non accelerare i tempi di apertura delle attività senza aver valutato la capacità del territorio di saper tracciare i casi e di isolarli immediatamente. Perché altrimenti, «se l'epidemia riparte, dopo sarà un danno maggiore per tutti: per l'economia, per il commercio e per le famiglie».

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Secondo lei il calo del numero dei contagi da solo non basta per dare il via alla ripartenza, in tutte le Regioni, per le diverse attività?
«Assolutamente no. Il virus c'è e il nostro Paese non se ne libererà. Una certa circolazione virale è probabile che continui, tanto più adesso: vediamo focolai anche nelle rsa, anche nelle zone dove il numero dei contagi è basso. Nel Lazio, dove c'è una bassa incidenza, è stata fatta una zona rossa pochi giorni fa. Evidentemente, anche laddove i casi sono pochi, il virus continua sotto traccia a circolare».

Quindi non siamo ancora pronti?
«E' chiaro che il problema ora è che una situazione di lockdown è difficile da mantenere. Ma servono alcune condizioni per aprire: si mantengano per esempio misure di distanziamento sociale, all'interno di luoghi pubblici ci sia l'uso di barriere fisiche, come le mascherine. Vanno poi rafforzate le misure di controllo sul territorio, nel senso che dobbiamo essere certi che ci sia la capacità da parte delle Regioni, le Asl, i Dipartimenti di prevenzione, di intercettare i focolai di circolazione virale attiva. I casi vanno immediatamente identificati, rintracciati i contatti con o senza l'aiuto di tecnologie e di app. Occorre poi essere in grado di fare tamponi mirati ai casi, ma anche ai contatti. La Corea, e pure la Germania, ci insegnano che il tracciamento è importante. Dobbiamo comunque ricordare che siamo il Paese che ha fatto più tamponi in Europa, dopo la Germania».

Tutte le Regioni hanno la capacità di prevenire un nuovo focolaio?
«Bisogna tenere conto che oggi non c'è questa capacità in tutta Italia, bisogna essere realisti. Però bisogna essere rapidi nell'adeguarsi, altrimenti questo necessario passaggio a una fase due comporta dei rischi troppo alti. Noi dobbiamo ottenere invece un rischio basso».

Se si riapre, nonostante la disomogeneità regionale, quali sono i rischi che si potrebbero correre?
«Nel momento in cui si riapre, e ci saranno ancora zone ad alta e a bassa circolazione virale, queste diversità vanno considerate. Il pericolo è che la diffusione dell'infezione si sposti dalla zona ad alta circolazione, verso quella a bassa circolazione. Quindi in quel caso bisognerebbe disincentivare la mobilità, per lo meno quella a lungo raggio».

La diverse capacità delle Regioni andranno verificate e poi monitorate?
«Ci devono essere le condizioni perché si possa ripartire. Poi a livello regionale si possono trovare degli adattamenti: il Lazio, per esempio, a proposito dell'apertura delle cartolibrerie ha deciso di rimandarla perché ha valutato di non essere ancora pronto».

Ci si dovrà affidare dunque alla gestione regionale dell'epidemia?
«Dove il territorio ha una disarticolazione, la Regione deve avere la capacità di conoscerla e affrontarla».

Quindi non si può dire che tutti possono ripartire allo stesso modo?
«Non esiste un tana libera tutti, ma esiste una situazione in cui si tiene in conto che l'epidemia può riemergere. Alcune misure quindi vanno tenute comunque in piedi. Serve poi la capacità di intercettazione e contenimento. Dunque, meglio aprire gradualmente e parzialmente, limitando la mobilità quando non necessaria, da zona alta a bassa epidemia, tenere il distanziamento sociale, fare uno sforzo usando le mascherine. Meglio tenere sempre un po' alta la tensione, piuttosto che andare incontro ad una situazione che ci obbligherebbe dopo a un nuovo lockdown, che sarebbe pesantissimo, per tutti».


 



 
 
 

Ultimo aggiornamento: 11:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA