CORONAVIRUS

Covid-19, i modelli Corea e Nuova Zelanda più efficaci per battere il virus. In Europa Svezia bocciata

Mercoledì 29 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti
Covid-19, i modelli Corea e Nuova Zelanda più efficaci per battere il virus. In Europa Svezia bocciata

Tutto aperto o tutto chiuso non sono le formule che, agli estremi, stanno funzionando contro il coronavirus. Le esperienze degli altri paesi dimostrano altro: hanno limitato i danni quelle nazioni che hanno introdotto le chiusure per tempo, accompagnandole però da politiche di tracciamento dei positivi e dei loro contatti, potenziamento dei posti di terapia intensiva, tamponi a tutti (ma davvero a tutti) i casi sospetti.

Coronavirus, al mare a giugno con un'app che studia distanze e prenotazioni

La Germania ha iniziato una parziale riapertura e per ora l’R0, secondo i dati dell’Istituto Koch, resta sotto la soglia critica di 1 anche se servirà tempo per capire gli effetti a lungo termine. La Svezia persiste nella scelta di proseguire una vita normale, vietando solo gli assembramenti con più di 50 persone: gli effetti sono contrastanti perché da una parte comunque il numero totale dei morti - 2.462 - non è neppure lontanamente paragonabile con quelli di Francia, Spagna, Regno Unito e Italia, ma dall’altra se si ragiona in termini di popolazione (la Svezia ha 10 milioni di abitanti) si tratta di un dato molto più alto di quello degli altri paesi scandinavi, Finlandia e Norvegia che invece, con chiusure molto più severe, hanno appena 199 e 206 vittime per Covid-19. Ma sia chiaro, Germania e Svezia hanno applicato due modelli diversi: la prima ha comunque vigilato, previsto un lockdown, eseguito un numero altissimo di tamponi (ora li vuole aumentare ulteriormente), usato al meglio gli oltre 30mila posti di terapia intensiva; la seconda ha deciso quasi scientificamente di inseguire una immunizzazione diffusa, confidare nel rispetto dei suggerimenti da parte dei cittadini, accettando culturalmente che i soggetti più fragili non sarebbero sopravvissuti.
 


Covid-19, il Brasile supera la Cina ma Bolsonaro minimizza. Ministro Salute: «Situazione peggiora»

La scelta di non introdurre limitazioni ha avuto risultati altalenanti ovunque: il Regno Unito ha dovuto fare un’immediata marcia indietro rispetto all’annuncio iniziale di Boris Johnson, il Giappone tra i paesi asiatici è stato l’unico che non ha affrontato il problema per tempo, forse perché sperava di salvare le Olimpiadi. E’ andata male e oggi ha superato la Corea del Sud come numero di contagi, avvicinandosi a quota 14mila. Ecco, proprio la Corea del Sud invece è considerata l’esempio migliore di gestione della crisi, grazie a un sistema di controllo (molto invasivo della privacy, per la verità) con la app che avverte chi ha avuto contatti con persone successivamente risultate positive, ma soprattutto con un sistema di tamponi efficiente e ramificato. Questo ha consentito non solo di limitare vittime e contagio (eppure all’inizio la Corea del Sud era il paese con più infetti dopo la Cina) ma anche di lasciare aperti, sia pure con restrizioni, esercizi pubblici e negozi.

Coronavirus, Sileri: «Anche l'amicizia è un affetto stabile»

Altro esempio di successo di contenimento del coronavirus è la Nuova Zelanda, dove comunque ci sono state chiusure severe, a partire da quelle delle frontiere già a marzo, stop a scuole, negozi ed eventi pubblici, ma anche qui si è puntato pure su tracciamento e sul sistema di tamponi puntuale. Premesso che limitare il contagio in un’isola è più semplice (come dimostra anche un altro esempio di successo, Taiwan) oggi la Nuova Zelanda ha sconfitto il coronavirus e conta appena 19 vittime. Simile la strategia dell’Australia: chiusura delle frontiere, lockdown, tamponi, app e solo 90 morti.

Fase 2, Salvini: “Governo sia chiaro su quali norme di sicurezza adottare”

Tra i paesi europei che si apprestano a uscire dal lockdown colpiscono i buoni risultati del Portogallo, che rischiava di pagare la vicinanza con la Spagna dove l’uragano Covid-19 ha effetti molto simili a quelli italiani. Il Portogallo ha introdotto restrizioni tempestivamente, già a marzo, e con 10 milioni di abitanti, quindi più o meno come la Svezia, oggi ha meno di 1.000 morti. Il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa ha annunciato la fine dello stato di emergenza il 2 maggio, addio alle misure di lockdown. Anche qui però bisognerà vigilare per essere certi che la curva del contagio non torni a salire.

Coronavirus, i processi sommari ai tempi dei social

Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA