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CORONAVIRUS

Covid, ossigeno e pillole: le regole per le cure fai-da-te in casa. Paracetamolo e cortisone in emergenza

Martedì 17 Novembre 2020 di Carla Massi
Covid, cure fai-da-te in casa: paracetamolo e cortisone in emergenza

Anche quando l’Italia cerca di muoversi per alleggerire il numero dei ricoverati per Covid nelle terapie intensive e nei reparti di medicina scoppiano le polemiche. E i campanilismi. Sono settimane che le Regioni, ognuna secondo criteri propri, stanno preparando le linee guida per assistere i malati meno gravi a casa. Fino ad oggi, un documento che dia direttive uniche per tutto il Paese non esiste, c’è solo una bozza che da giorni è sottoposta a revisioni. Possiamo comunque essere certi che le indicazioni sono quasi sovrapponibili e che in tempi brevi dovrebbero confluire in un solo protocollo.

Nel testo, messo a punto dal gruppo di lavoro del ministero della Salute, di cui fanno parte anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e altri membri del Cts, vengono indicati i farmaci da utilizzare nelle terapie a domicilio. Obiettivo: far diminuire la pressione sugli ospedali, attraverso il monitoraggio e la gestione dei pazienti a domicilio.

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Che cosa serve per la terapia  

Il paracetamolo viene indicato per i sintomi febbrili, gli antinfiammatori se il quadro clinico del paziente inizia ad aggravarsi, i cortisonici solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario. No antibiotici se non ci sono sovrainfezioni batteriche. Eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi. Non modificare le terapie che il paziente prende per patologie croniche come il diabete o altri disturbi cardiovascolari. Nessuna raccomandazione nei confronti di integratori o supplementi vitaminici.

La classificazione della malattia

Il documento prevede anche delle classificazioni della patologia. L’infezione è ritenuta lieve se il paziente ha febbre ma assenza di affanno e alterazioni radiologiche. Moderata se è presente la polmonite e l’ossigenazione del sangue (da misurare con il saturimetro al dito) si attesta intorno a 90. Severa quando l’ossigenazione è al di sotto della soglia, c’è un’alta frequenza respiratoria e si riscontrano infiltrazioni polmonari. È malattia in stadio critico se sono presenti insufficienza respiratoria, shock settico o diversi organi sono compromessi.

Positivi ma asintomatici

«Chi è positivo ma non ha sintomi - spiega Dario Manfellotto, direttore del Dipartimento di medicina interna del Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti - deve stare a casa lontano da tutti e non prendere nulla. Poi rifarà il tampone e il medico deciderà, secondo le indicazioni, se potrà tornare nella comunità».

I prodotti indispensabili  

Due sono gli elementi base indispensabili per accudire un paziente a casa: gli antipiretici per abbassare la febbre e il saturimetro per controllare il livello di ossigeno arterioso nel sangue. In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche questo livello tende a calare. I valori ottimali si aggirano intorno al 97-98%. Quando scendono al 90% si parla di ridotta quantità di ossigeno nel sangue. Gli antibiotici dovrebbero restare nell’armadietto se non prescritti dal medico. «Vanno monitorati febbre, tosse e affanno - aggiunge Manfellotto - è chiaro che se l’organismo va in sofferenza e il saturimetro sfiora i 90 va avvisato subito il medico. L’eparina viene consigliata ai pazienti che hanno difficoltà a muoversi perché sofferenti per malattie indipendenti dal Covid o perché indeboliti dall’infezione.

Al cortisone arriviamo quando si presenta una compromissione polmonare valutando sempre le condizioni generali del paziente. Sia fisiche che sociali. Calcoliamo che un 15% dei ricoverati è rappresentato da chi poteva essere curato a casa ma anche da chi a casa sarebbe solo. Nella maggior parte dei casi, sono molto anziani. Questi dobbiamo continuare a poterli accogliere».

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La prova della camminata

Una prova per capire in che condizioni sta il paziente positivo a casa è quella definita come “il test dei 6 minuti di passeggiata”. «Il paziente deve camminare con il saturimetro al dito per un tempo pari a sei minuti - consiglia Manfellotto - Se questo resta a livelli buoni la condizione non desta preoccupazione. Se invece la soglia si abbassa a 90 o sotto allora deve scattare l’allarme. C’è da preoccuparsi anche se una persona mostra segni di confusione o passa lungo tempo in stato soporoso. Attenzione, ci potrebbe essere una compromissione neurologica importante».

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Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA