Covid, Lorenzin: «Prepariamoci a combattere una pandemia nascosta: quella della salute mentale»

Domenica 21 Marzo 2021 di Francesco Malfetano
Lorenzin: «Prepariamoci a combattere una pandemia nascosta: quella della salute mentale»

«Vogliamo rispondere ai tanti appelli fatti nell'ultimo anno da psichiatri, psicologi e associazioni dei pazienti. Il tema della salute mentale e dei risvolti del Covid su di essa, deve entrare in Parlamento e finire al centro dell'agenda politica del governo Draghi, delle cose da fare. Soprattutto ora che si sta definendo il Pnrr».

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Per Beatrice Lorenzin, oggi deputata del Pd e responsabile del forum Salute nel partito, nonché ex ministra della Salute, è «l'ora di tirare fuori la questione da sotto il tappeto». Non a caso, con diversi esponenti dem, ha già preparato una mozione che sarà calendarizzata a breve per indicare priorità e riforme da mettere in campo.
Onorevole Lorenzin il Covid ha messo a dura prova il SSN, ma ha creato l'occasione per ripensarlo. Da dove si parte?
«Il Covid ha messo a nudo le fragilità del sistema: prevenzione, territorio e carenza del personale. L'annoso de-finanziamento del fondo e ancora troppo pochi investimenti in ricerca. Bisogna quindi accompagnare le misure del Pnrr con una stagione di riforme: ripensare il sistema per combattere virus e infezioni, la catena della prevenzione per evitare nuove pandemie e ripensare il territorio. Poi dobbiamo prepararci al riemergere in modo visibile una volta che il virus sarà sconfitto delle altre patologie (croniche non trasmissibili) che ad oggi passano in secondo piano pur riguardando tutti con numeri spietati. In questo contesto non possiamo più sottovalutare quello che sta accadendo sul fronte della salute mentale e del sistema a sua tutela».
Stando agli ultimi dati disponibili i sintomi depressivi a causa della pandemia sono quintuplicati, quelli gravi sono aumentati addirittura più di 7 volte.
«La depressione è il fenomeno più evidente, ma non il solo. I numeri della depressione sono da epidemia: sono ben 3 milioni di persone che ne soffrono, già prima la rete di assistenza faceva fatica e registrava livelli di assistenza difformi per territori. Con il Covid migliaia di persone sfuggono alla diagnosi. Bisogna aggredire questa emergenza silenziosa con personale, strutture, reti e nuovi strumenti come la telemedicina. Poi ci sono gli effetti correlati direttamente al Covid sulla salute mentale che non si esauriscono con la fine della malattia. E c'è il rischio che sia solo la punta dell'iceberg».
In che senso?
«Non conosciamo l'effetto sulla popolazione di un anno vissuto in questo modo tra confinamento, alienazione, perdita della socialità, conflitti relazionali o domestici. La sofferenza è tanta, ed è emersa soprattutto tra i ragazzi e i bambini senza che abbiamo la capacità vera di aiutarli tutti o di mappare fino in fondo il fenomeno. Per questi c'è bisogno di un forte supporto psicologico ma anche un intervento strutturale sulla neuropsichiatria infantile, già sotto stress prima del Covid per l'assenza cronica di neuropsichiatri infantili e delle strutture territoriali di supporto. C'è bisogno di posti letto dedicati, assistenza psicologica e neuropsichiatria anche nei territori, lavorare sulla prevenzione precoce con i pediatri e rafforzare le reti, così come del prezioso supporto del terzo settore. Per questo serve potenziare le Asl in modo uniforme sul territorio italiano».
Non è solo una questione legata ai più giovani però.
«Per gli adulti la situazione è la stessa. Sono aumentate le depressioni e alcune psicosi. Le reti sono sempre le stesse però: da quella dell'urgenza ai trattamenti territoriali. Pensiamo a tutti coloro che hanno affrontato il long-Covid, i lungo degenti positivi dopo mesi. Che risvolti ha questo sulla loro psiche? Serve fare ricerca. Quello della salute mentale, è un mare nascosto, che spesso sottovalutiamo. Per questo lo porteremo in Parlamento. Bisogna parlare di salute mentale, rompere tabù, indirizzare i pazienti verso chi li può aiutare, aiutando chi sta male e le famiglie rimaste drammaticamente sole durante la pandemia».

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