CORONAVIRUS

Il Covid torna a crescere, preoccupano 834 focolai: dal 28 maggio mai così tanti nuovi positivi

Sabato 8 Agosto 2020 di Mauro Evangelisti
Il Covid torna a crescere, preoccupano 834 focolai: dal 28 maggio mai così tanti nuovi positivi

Dal 28 maggio in Italia non si registrava un numero così alto di nuovi casi positivi, 552. E sparsi nel Paese ci sono 834 focolai, tutti sotto controllo e sorvegliati, ma comunque una spia rossa d'allarme. «Riusciamo a controllare 700-800 focolai - osserva il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute - ma se dovessero diventare molti di più, la situazione si complicherebbe. E bisognerebbe intervenire: non con nuovi lockdown, sia chiaro, ma con chiusure localizzate». Da qualche settimana, costantemente, i nuovi casi positivi stanno aumentando, d'altra parte anche la valutazione della Cabina di regia parla di undici regioni con Rt (indice di trasmissione) sopra 1. Balza agli occhi il dato giornaliero del Veneto: 183 nuovi casi. E sorprendono anche altre due regioni, la Basilicata con 21 nuovi casi e l'Abruzzo con 39. Per spiegare questi numeri bisogna risalire all'origine dei focolai. Un ruolo importante lo hanno i centri per immigrati, in particolare in Veneto nell'ex caserma Serena di Treviso al terzo tampone sono stati trovati positivi 244 stranieri ospitati. Sono quasi tutti asintomatici e isolati, ma il problema resta. In Basilicata, la regione italiana con meno casi positivi, l'impennata è stata causata dal focolaio con venti immigrati ospitati nel centro di accoglienza a Ferrandina, in provincia di Matera. Anche in Abruzzo la maggior parte dei nuovi casi è composta da stranieri trasferiti dalla Sicilia, dove erano sbarcati, in provincia dell'Aquila. Ma in Abruzzo c'è un altro focolaio che illustra un'altra tipologia di strutture a rischio: i centri di lavorazione della carne e le aziende agricole. A Teramo, in uno stabilimento avicolo dell'Amadori nove positivi. Nel Mantovano, in un'azienda agricola, un centinaio di contagiati.

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TEST A SORPRESA
Ancora: ad alimentare i contagi ci sono i casi di importazione, non solo stranieri che tornano in Italia (ieri l'assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D'Amato, ha mandato controlli a sorpresa ai caselli dell'autostrada sui van in arrivo dalla Romania con i test sierologici), ma anche italiani che fanno rientro nel nostro Paese dalle vacanze, come una ragazza padovana che era stata in Croazia per il viaggio dopo la maturità. Luca Zaia, presidente del Veneto: «Stiamo assistendo a un fenomeno, i veneti vanno in vacanza all'estero e tornano contagiati». Infine, il quarto filone che ha fatto risalire la curva è legato all'imprudenza della movida e delle spiagge. Il governatore della Sicilia (ieri 27 casi), Nello Musumeci, nei giorni scorsi ha avvertito: «O cambiano i comportamenti, o chiudo tutto». In Campania il governatore Vincenzo De Luca ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per colpire sui traghetti diretti alle isole «piccole bande di delinquenti che, se chiamate a rispettare i regolamenti Covid, hanno atteggiamenti aggressivi». Ci sono anche dati più incoraggianti: ieri solo 3 decessi, nelle ultime settimane il dato dei morti è sempre stato in controtendenza rispetto a quello dei contagi. Vero è che se aumentano gli infetti, l'effetto sui decessi potremmo vederlo dopo alcune settimane. Ma il numero delle terapie intensive è stabile e quello dei ricoveri negli altri reparti è sì in leggero aumento, ma non in proporzione al numero di nuovi casi positivi. Stiamo trovando in gran parte asintomatici e giovani (ma non solo). Ieri allo Spallanzani di Roma sono state consegnate le prime dosi del vaccino completamente italiano, prodotto da Reithera, azienda di Biotecnologia di Castel Romano. Dal 24 agosto sperimentazione sull'uomo, con 90 volontari tra i 18 e gli 85 anni di età.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 17:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA