CORONAVIRUS

Coronavirus, Crisanti: «Temo un’altra crisi ad agosto. Da noi pochi casi? Dati strani»

Domenica 26 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti
Crisanti: «Temo un’altra crisi ad agosto. Da noi pochi casi? Dati strani»

«Guardando i numeri dei Paesi vicino a noi, viene da pensare che avremo problemi con il coronavirus non a ottobre-novembre, come si era ipotizzato, ma già alla fine di agosto».
Il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, è preoccupato perché l’incremento dei nuovi casi positivi in nazioni confinati con l’Italia o a due ore di volo, è un pessimo segnale.

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Cosa ci dice l’andamento dell’epidemia in Francia, Spagna, Romania ma anche in Germania?
«Prima di tutto, sorge anche qualche dubbio: in Italia abbiamo molti casi in meno degli altri Paesi europei, forse non stiamo effettuando i tamponi alle persone giuste. Ma non voglio per forza essere pessimista, magari siamo più bravi, più efficaci nell’isolare i focolai. Comunque sia, sarebbe utile conoscere le ragioni della differenza dei nostri dati con quelli degli altri Paesi. Detto che anche i nostri 275 casi di oggi non sono pochi».

Come possiamo difenderci dall’epidemia che ha ripreso a correre in Spagna come in Romania?
«Bisogna fare un investimento importante per organizzare una reale macchina della prevenzione che consenta di eseguire i tamponi alle frontiere, magari concentrandoci su chi arriva da aree a rischio. Io penso ai tamponi molecolari più affidabili, anche se c’è da aspettare 24 ore. Al passeggero semplicemente si dice che deve aspettare in un hotel l’esito dell’esame. Provi a entrare in Australia o in Nuova Zelanda, vedrà che non è così semplice come avviene da noi. Inoltre, serve un’azione di tracciamento reale di chi entra in Italia».

Come mai nel mondo c’è questa diversità di andamento dell’epidemia? La Spagna paga il fatto di avere riaperto tutte le attività, a partire anche dai locali notturni?
«Si ricorda? Anche in Italia c’era chi voleva riaprire tutto senza limiti, per fortuna non lo abbiamo fatto. Più in generale, un andamento differenziato dell’epidemia nel mondo o anche nello stesso continente ha varie motivazioni. Una di queste, ad esempio, è una diversa densità della popolazione. In aree in cui c’è alta densità il virus corre e si espande prima, in altre impiega più tempo».

Cosa si aspetta nelle prossime settimane alla luce dell’andamento dei contagi in Italia e nel resto d’Europa?
«Fino ad ora si rifletteva sui possibili problemi che avremmo dovuto affrontare a ottobre-novembre, ma il virus ha imposto un altro calendario».

La seconda ondata arriverà a settembre?
«Non so se possiamo definirla seconda ondata, ma mi sembra evidente che avremo una fine dell’estate molto impegnativa. Forse anche fine agosto».

Eppure, guardando i dati neppure si può dire che l’Italia stia agendo peggio degli altri, visto come sta correndo l’epidemia nel resto d’Europa.
«Vero, non lo si può dire. D’altra parte in questa epidemia s’impara giorno per giorno. Ma in questa fase l’Italia sta andando meglio di altri Paesi vicini. Ammesso, però, che stiamo testando le persone giuste, il dubbio, ripeto, viene. Se stiamo facendo qualcosa di buono, sarebbe meglio capirlo, studiarlo e incamerare questa esperienza».

Crisanti come applicherebbe i controlli alle frontiere?
«Innanzitutto cercherei di implementare il sistema di tracciamento del percorso di chi entra in Italia. Questa è la prima cosa. E poi tamponi. D’altra parte due sono le cose: o ti chiudi dentro una bolla, ma è impossibile, oppure fai un investimento senza precedenti sull’informatica e sui macchinari per fare tamponi, bisogna investire su qualsiasi tecnologia che permetta di identificare chi arriva con il virus. Costerà molti soldi, ma come ho già detto altre volte ricordiamoci sempre quando ci è costato il lockdown. Le faccio una domanda: lei accetterebbe un volo da Miami a occhi chiusi?».

Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 07:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA