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Covid e terapie intensive, mille posti occupati in più in un mese. E Milano è già in allarme

Domenica 14 Marzo 2021 di Diodato Pirone
Covid e terapie intensive, il mese nero: mille posti occupati in più. E Milano è già in allarme

Sul fronte delle terapie intensive la vera notizia non è il superamento della “barriera” dei 3.000 letti occupati, quanto quella che questi ricoveri, di particolare gravità per le sofferenze e i disagi sofferti dai pazienti, sono in pieno boom non da ieri ma da un mese.

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Esattamente trenta giorni fa le terapie intensive attive in Italia erano 2.045 ma ieri erano salite a 3.082: una impennata del dolore e della morte scandita da un freddo ma drammatico +34%. Che, nonostante gli appelli lanciati per tempo da più di un addetto ai lavori, cominceremo ad affrontare seriamente solo da oggi con l’ingresso in fascia rossa di gran parte del Paese.
Per capire la gravità del problema basterebbe un solo dato: nella sola giornata di ieri in tutt’Italia sono state intubate altre 243 persone. E siamo su questi livelli quasi ogni giorno da una settimana. I reparti non esplodono perché c’è chi guarisce e chi, purtroppo, muore.
L’impennata è arrivata dopo un lunghissimo periodo di discesa e poi di stagnazione successivo al picco di 3.846 ricoveri gravi raggiunto alla fine del novembre 2020. Dicembre, gennaio e metà febbraio hanno segnato una lentissima diminuzione della pressione sugli ospedali. Poi la curva ha preso a salire e finora non è stata stoppata.

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La situazione è particolarmente critica in alcune Regioni. A partire dalla Lombardia dove ieri i posti letto occupati erano ben 714 sui 1.416 dotati di respiratori e delle altre attrezzature elettroniche anti Covid-19.

In pochi giorni a Milano e dintorni è stata sfondata la soglia del 50% delle rianimazioni attivate quando il ministero della Salute ha fissato al 30% il primo livello di allarme. E non è finita qui. Secondo gli analisti dell’Università di Trento è possibile che prima di Pasqua la Lombardia raggiunga i 1.000 posti letto di rianimazione occupati.

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Un dramma. Perché vale la pena ricordare che le terapie intensive richiedono, oltre ad attrezzature complesse supportate da una rete elettrica dimensionata ad hoc, soprattutto personale ultra-specializzato e in numeri importanti, attivo 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 e molti anestesisti che gli ospedali e le Regioni ormai si contendono.

Molto grave la situazione ospedaliera delle Marche dove forse si è aspettato troppo a frenare i contatti fra le persone. Qui le terapie intensive occupate sono ben 131 su 233. Siamo a quota 56%. In quella Regione al 28 febbraio la percentuale di posti letto utilizzati era al 31%: quasi un raddoppio in meno di 15 giorni, perché le varianti Covid non scherzano.

Anche in Emilia i dati sono critici con 364 rianimazioni attive per Sars CoV-2 sulle 760 attrezzate. Ma la situazione più imbarazzante è quella del piccolissimo Molise dove nei giorni scorsi la percentuale di occupazione delle rianimazioni è esplosa toccando quota 67%.
A quel punto la Regione Molise ha dovuto chiedere l’intervento della Protezione Civile e degli elicotteri militari per trasportare fuori dai suoi ospedali alcuni pazienti intubati. La medesima via crucis inflitta un anno fa a un centinaio di malati lombardi che furono curati in Germania e in Sicilia. Altri ospedali che sono al limite sono quelli del Trentino dove la percentuale di “intensive” occupate è del 50% (47 attivati su 90) e dell’Abruzzo (92 su 217).

In Umbria e a Bolzano

Poi ci sono i casi dell’Umbria e della provincia di Bolzano che raccontano una storia un filo diversa. Qui, com’è noto, la forte presenza delle varianti si è sviluppata prima che in altre aree italiane e entrambe le aree (per l’esattezza tutta la provincia di Perugia) sono finite in fascia rossa su scelta delle stesse autorità regionali. I risultati si cominciano a vedere proprio in queste ore.

In Umbria l’occupazione delle terapie intensive era arrivata a quota 62% il 5 marzo e ieri è scesa al 57%. Un livello alto ma la tendenza è già chiara. La curva dei ricoveri gravi ha cominciato a scendere anche in provincia di Bolzano dove ha toccato il picco il 9 marzo con l’attivazione del 40% delle postazioni diminuite fino a ieri a quota 33%. Fra le Regioni meno sotto pressione da segnalare il Lazio col 30% delle intensive occupate, la Campania (26%), il Veneto (18%) e la Sicilia (12%). La media nazionale è al 34%. 

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 01:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA