Covid, monoclonali e pillole le armi anti-virus. «Ma la difesa migliore resta il vaccino»

Il dottor Enrico Girardi: «Né i monoclonali né l’antivirale Molnupiravir sono la pallottola d’argento, non sono risolutivi»

Domenica 3 Ottobre 2021 di Mauro Evangelisti
Covid, monoclonali e pillole le armi anti-virus. «Ma la difesa migliore resta il vaccino»

«Allo Spallanzani ormai usiamo i monoclonali in media su 5-10 pazienti Covid al giorno. Stanno dando risultati importanti nell’80-85 per cento dei casi. Inizialmente erano destinati a soggetti con determinate caratteristiche a rischio, ora Aifa, l’agenzia del farmaco, ha ampliato notevolmente la tipologia di pazienti. Sia chiaro però: prima di tutto, è necessario che le persone si vaccinino». A parlare è il professor Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico e ricerca Malattie infettive dello Spallanzani di Roma. Vaccini, monoclonali e, presto, antivirali: non abbiamo ancora vinto la guerra contro il Covid, ma se a inizio pandemia eravamo disarmati (nel mondo siamo a 5 milioni di vittime), adesso possiamo dire di avere in campo un esercito e una serie di armi complementari tra loro.

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AVVERTENZE

«Né i monoclonali né l’antivirale Molnupiravir sono la pallottola d’argento, non sono risolutivi. L’arma migliore restano i vaccini» avverte il dottor Enrico Girardi, direttore scientifico dello Spallanzani. L’ospedale della Capitale specializzato in malattie infettive è tra le strutture che hanno usato in modo più frequente, in Italia, gli anticorpi monoclonali, ma bisogna avere ben chiaro che questo tipo di terapia non va bene sempre. «In linea di massima - prova a semplificare il dottor Girardi - va somministrata per via endovenosa in una struttura ospedaliera. E all’inizio, quando ci sono i primi sintomi». Dunque bisogna intercettare rapidamente la malattia. «I vaccini - ricorda Antinori - rallentano e diminuiscono gli effetti del Covid, anche nei casi limitati in cui si infetta una persona immunizzata. Per questo, prima di tutto, le persone devono vaccinarsi. Ma rispetto all’anno scorso, ormai siamo maggiormente preparati e abbiamo più opzioni a disposizione».

 

 

Ed ecco l’antivirale orale Molnupiravir, per il quale la casa farmaceutica Mercks - Msd sta chiedendo l’autorizzazione a Fda (agenzia del farmaco americana). Anthony Fauci ha parlato di risultati straordinari: la terza fase della sperimentazione ha mostrato una riduzione dei ricoveri e dei decessi del 50 per cento. Osserva il professor Guido Rasi, ex direttore esecutivo di Ema (agenzia europea del farmaco) e consulente del commissario Francesco Figliuolo: «Si tratta di uno strumento importante, con la possibilità di usarlo a casa. Non è un game changer, però avrà una utilità significativa». In linea di massima, spiega il dottor Girardi, bisogna prima capire per quali pazienti sarà autorizzato (se sarà autorizzato) il Molnupiravir, ma la sua semplicità di somministrazione a domicilio lo rende molto utile, magari per pazienti più giovani, tenendo conto che dimezzare le possibilità di ricovero o di decesso, non significa azzerarlo.

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In sintesi: a inizio pandemia il Covid colpiva trovare difese, l’unica forma di prevenzione era chiudersi in casa, negli ospedali si moriva con una drammatica frequenza soprattutto in alcune fasce di età. La variante Delta ha aumentato la velocità di diffusione e questo è un problema serio, ma da gennaio la vaccinazione di massa (siamo vicini all’80 per cento degli over 12) ha tagliato drasticamente la percentuale di chi comunque viene infettato e, ancora di più, di chi finisce in ospedale. Superata la prima e più potente difesa dei vaccini, ci sono però altre opzioni: i monoclonali da una parte, alcuni antinfiammatori il cui uso è stato di recente indicato dalle autorità sanitarie. E, presto, anche gli antivirali come il Molnupiravir, ma anche altri che sono in fase di sperimentazione.


 

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA