Morbillo, Villani: «Il rischio peggiore sono i focolai: un soggetto può infettarne altri 18»

Il responsabile di pediatria generale e dea II livello dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: «Decorso quasi sempre tranquillo ma a volte possono insorgere polmonite e meningiti»

Morbillo, Villani: «Il rischio peggiore sono i focolai: un soggetto può infettarne altri 18»
Morbillo, Villani: «Il rischio peggiore sono i focolai: un soggetto può infettarne altri 18»
di Graziella Melina
Sabato 10 Febbraio 2024, 07:16 - Ultimo agg. 07:20
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«Il morbillo è una malattia meno banale di quanto si pensi», mette in guardia Alberto Villani, responsabile di pediatria generale e dea II livello dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Quali rischi comporta?
«Il decorso è molto tranquillo nella stragrande maggioranza dei casi ma a volte può dare complicazioni, principalmente rappresentate dalla polmonite e dall'interessamento del sistema nervoso centrale, quindi con meningite e meningoencefaliti. A distanza di anni può causare una bruttissima malattia, la panencefalite sclerosante subacuta che porta alla morte dopo un lento, devastante deperimento».

C'è poca attenzione alla vaccinazione?
«In generale, c'è poca cultura e sensibilità.

In ogni caso, siamo reduci da un'epidemia disastrosa, nel 2017, con oltre 5mila casi e una dozzina di morti. È bene mantenere alta la guardia».

Quando bisogna fare il vaccino?
«La vaccinazione è praticata normalmente al compimento dell'anno di vita, poi c'è un richiamo nel sesto anno. Ma è possibile vaccinarsi a qualsiasi età».

Effetti indesiderati?
«Nel luogo dell'iniezione può manifestarsi un po' di fastidio, dolore, rossore, tra il quinto e il dodicesimo giorno comparire un po' di febbre; in casi eccezionali appare qualche macchiolina sul corpo. Evenienze molto rare e nell'ambito degli effetti banali».

Può capitare che non ci sia una risposta anticorpale?
«Se si è vaccinati in genere una risposta c'è. Eccezionalmente può non esserci. Casi rarissimi».

Cosa fare in caso di contagio?
«Trattandosi di una malattia che in teoria non dovrebbe più registrarsi, esser di fatto rara, il problema è la diagnosi: se compaiono macchie sul corpo va contattato il pediatra. Nella stragrande maggioranza dei casi si può tranquillamente curare a casa, il problema è che è molto diffusiva, un soggetto può infettare da 9 a 18 persone. Se il focolaio inizia è facilissimo che si diffonda. Bisogna vaccinarsi e stare molto attenti».

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