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Omicron, per chi ha già fatto la terza dose il rischio di ricovero in ospedale è quasi a zero

Sabato 1 Gennaio 2022 di Giampiero Valenza
Omicron, per chi ha già fatto la terza dose il rischio di ricovero in ospedale è quasi a zero

La dose booster del vaccino contro il Covid-19 taglia radicalmente il rischio di andare in ospedale per la contagiosa variante Omicron. Una nuova conferma arriva dall’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria che ne ha dimostrato, dati alla mano, gli effetti virtuosi. Basta aspettare due settimane per avere un’efficacia sul campo in grado di evitare il rischio di un ricovero dell’88 per cento. La terza dose protegge sicuramente più della prima (che dopo un mese raggiunge la percentuale del 52 per cento) e della seconda (72 dalle due alle 24 settimane dopo l’inoculazione e 52 dopo le 25 settimane).

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Stime

«Queste stime – spiegano gli scienziati britannici - suggeriscono che l’efficacia del vaccino contro la malattia sintomatica con la variante Omicron è significativamente inferiore rispetto a quella della variante Delta». «Tuttavia – aggiungono - la protezione contro l’ospedalizzazione è maggiore» rispetto alla «malattia sintomatica». I dati vengono descritti con una nota di entusiasmo, visto che «l’efficacia del vaccino contro l’ospedalizzazione è vicina al 90 per cento». In pratica, seppur non possa garantire di superare l’infezione senza alcun sintomo (quindi, senza neanche un po’ di raffreddore o febbre) di sicuro c’è che il vaccino allontana la possibilità di aver bisogno delle strutture ospedaliere. E chi si infetta con Omicron ha un terzo del rischio di un ricovero rispetto a chi viene colpito dalla Delta. I medici britannici confermano così gli studi che stanno arrivando un po’ da tutto il mondo e che stanno tracciando il profilo della nuova versione di Sars Cov-2, identificata per la prima volta in Sudafrica all’inizio dello scorso novembre. Seppur abbia terrorizzato il pianeta perché molto più contagiosa e destinata a diventare prevalente in tempi rapidi e a soppiantare le varianti in circolazione, anche gli studi che vengono dall’emisfero australe sembrano andare tutti nella direzione del riconoscimento di una sua minore aggressività e verso l’ulteriore conferma che i vaccini stanno facendo il loro lavoro proprio per contrastare l’evoluzione della pandemia.

In un contributo pubblicato sull’autorevole New England Journal of Medicine, alcuni ricercatori sudafricani avevano notato un mantenimento dell’efficacia delle dosi di Pfizer, sebbene l’effetto si riducesse proprio con il passare del tempo. Sulla stessa rivista i ricercatori del Ministero della Salute israeliano hanno di recente indicato come fosse «chiara» l’importanza di una terza dose, anche per compensare questa riduzione di effetto che si può avere sulla Omicron rispetto alla Delta. Nel Paese, tra gli apripista nella lotta al Covid, già è partita una sperimentazione per una quarta somministrazione vaccinale.

Ondate

E un nuovo lavoro, sempre sudafricano, pubblicato sull’International Journal of Infectious Diseases ha dimostrato che l’1 per cento dei casi di Omicron ha avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva rispetto al 4,3 delle precedenti ondate. E si sono ridotti di molto anche i decessi: il 4,5 per cento dei casi studiati rispetto al 21,3 per cento.

Cala però l’età dei ricoverati. Stando a quest’ultima ricerca sudafricana oggi chi entra in ospedale ha in media 39 anni contro i 49,8 di chi si è infettato con la Delta. Ma, dato positivo, vengono dimezzati i giorni di degenza (ora sono quattro, mentre con le altre ondate si era arrivati a una media di 8,8). Solo un terzo dei pazienti (il 36 per cento) ha avuto la polmonite da Covid-19. Tra loro, il 72 per cento ha dimostrato di avere una patologia da lieve a moderata. Il restante 38 per cento ha richiesto maggiori cure o il ricovero in terapia intensiva. La ricerca sudafricana ha dimostrato anche che c’è sempre meno bisogno di bombole d’ossigeno. Solo il 45 per cento dei pazienti che si trovava nei reparti Covid ne ha avuto necessità rispetto al 99,5 nella prima ondata.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA