Sanità, liste d’attesa da tagliare: esami anche dai privati e monitoraggio dei tempi

Il decreto pronto per il Cdm del 3 giugno: visite nelle strutture convenzionate

Sanità, liste d’attesa da tagliare: esami anche dai privati e monitoraggio dei tempi
di Mauro Evangelisti
Venerdì 24 Maggio 2024, 00:55 - Ultimo agg. 01:02
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ROMA Se gli ospedali pubblici non riescono a dare risposte per esami e visite specialistiche in tempi accettabili, il cittadino potrà rivolgersi alle strutture private convenzionate. Il decreto sulla rivoluzione delle liste di attesa è pronto e il 3 giugno arriverà al consiglio dei ministri. Non solo: entro la fine dell’anno sarà ridotto e poi rimosso il tetto sulle assunzioni in sanità.

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Ma partiamo dal decreto sulle liste di attesa: come prevede di affrontare il grande male della sanità italiana? Alcuni flash: sarà creata una centrale di monitoraggio per avere in tempo reale, Regione per Regione, i dati sulle attese per ogni prestazione sanitaria (analisi, esami e visite specialistiche) in modo da capire dove sono troppo lunghe e intervenire. Oggi nessuno conosce questi dati. Poi viene introdotta la possibilità di acquisire la prestazione dal personale interno, chiedendole ai medici degli ospedali (intramoenia), prolungando dunque l’orario dei servizi anche nelle ore serali e nei fine settimana.

LE RISORSE

In alternativa, viene previsto il ricorso alla sanità privata convenzionata: potrà offrire una maggiore gamma di prestazioni e coprire le lacune del sistema pubblico. Ha spiegato ieri il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento: «C’è qualcuno che ideologicamente vede il privato accreditato come il nemico. Ma il privato accreditato è pubblico. L’idea è quella di mettere insieme nei Cup (centri unici di prenotazione) regionali le prestazioni pubbliche e quelle del privato. Quando una persona ha bisogno di fare un esame, vanno rispettati i tempi giusti: per questo le Regioni potranno rivolgersi al privato convenzionato». Allo stesso modo le Regioni potranno acquistare prestazioni in intramoenia: «Stiamo valutando varie possibilità». Decisivo sarà il varo di centrali di prenotazione realmente complete, in cui i cittadini possano trovare un ventaglio di offerta di esami e visite che comprenda tutta l’offerta sia delle strutture pubbliche, sia delle private convenzionate.

SVOLTA

Schillaci: «C’è una legge, purtroppo ampiamente disapplicata, che vieta in maniera categorica di chiudere le agende delle prenotazioni.

Questa norma va rispettata». La tesi del ministro: sarà una riforma strutturale. Senza più medici e infermieri però ogni ricetta sarà inutile. Il ministro ha ricordato: «C’è un confronto con il Mef, vogliamo rivedere il tetto di spesa sulle assunzioni che esiste da oltre vent’anni. Avremo un allentamento entro l’anno per poi andare all’abolizione del tetto definitiva perché è fondamentale avere forze nuove, nuovi professionisti nel sistema sanitario nazionale».

Infine, ci saranno azioni di sensibilizzazione contro le prescrizioni inappropriate tenendo conto che, secondo alcuni studi, almeno il 20 per cento di analisi e esami che i medici richiedono per i propri pazienti sono inutili e vanno ad allungare l’elenco delle richieste. E alle Regioni sarà data la possibilità di verificare l’operato dei manager delle Asl e rimuoverli se non raggiungono gli obiettivi dei tagli delle liste di attesa. Va anche ricordato che sul tema dell’inappropriatezza si sta lavorando su un altro fronte. I medici, a volte, prescrivono esami o visite specialistiche per cautelarsi in caso di denunce da parte dei pazienti (o dei loro familiari) che ritengono di non essere stati curati in modo adeguato. Per questo motivo il Ministero della Giustizia aveva insediato una Commissione per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica che sta completando i lavori proprio in questi giorni. È presieduta dal magistrato Adelchi D’Ippolito che ha avuto due compiti: «Esplorare l’attuale quadro normativo e giurisprudenziale in cui si inscrive la responsabilità colposa sanitaria per discuterne i limiti e le criticità e proporre un dibattito in materia di possibili prospettive di riforma; proporre un’approfondita riflessione e un accurato studio sul tema della colpa professionale medica ai fini di ogni utile successivo e ponderato intervento, anche normativo».

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