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Smart working, le nuove regole: ecco chi potrà richiederlo nel privato e nella pubblica amministrazione

Il protocollo non reintroduce l'obbligo di smart working ma lascia libertà decisionale alle aziende. Lo incoraggia per lavoratori fragili e come mezzo di prevenzione dei contagi

Venerdì 1 Luglio 2022
Smart working, le nuove regole: ecco chi potrà richiederlo nel privato e nella pubblica amministrazione

Mascherine ffp2 non più obbligatorie in ufficio (ma raccomandate in alcuni contesti), smart working e precauzioni per gli spazi di lavoro e per la tutela dei lavoratori fragili. È stato siglato ieri, 30 giugno, il nuovo protocollo per le misure anti-covid nei luoghi di lavoro che rimarrà in vigore fino al 31 ottobre.

Le misure aggiornate, s’inseriscono in un contesto profondamente mutato rispetto a qualche settimana fa, con una circolazione in crescita del Covid dovuta all'ondata Omicron 5 che non interessa solo l’Italia. Il Protocollo  spiega il Ministro del Lavoro Andrea Orlando è «più snello, contiene una serie di misure di prevenzione che tengono conto dell'evoluzione della situazione pandemica, è una semplificazione importante del quadro di regole ma non è un liberi tutti, considerata l'impennata dei contagi di questi giorni».

 

Smart working, chi potrà richiederlo

Nonostante l'aumento dei contagi, per le nuove regole lo smart working non torna obbligatorio come nel primo lockdown, ma viene "auspicato" e definito come uno strumento "utile" per contrastare la diffusione del virus nei luoghi di lavoro e particolarmente incoraggiato per la tutela dei lavoratori fragili. In sostanza, il protocollo rimane vago e lascia all'azienda la decisione di concordare con le parti sociali il diritto dei lavoratori a richiedere il lavoro da casa.

Nel dettaglio si legge: «Si ritiene che il lavoro agile rappresenti, anche nella situazione attuale, uno strumento utile per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19, soprattutto - ma non solo - con riferimento ai lavoratori fragili, maggiormente esposti ai rischi derivanti dalla malattia». Inoltre il testo spiega che «le parti sociali, in coerenza con l’attuale quadro del rischio di contagio, manifestano l’auspicio» che venga prorogata la possibilità di ricorrere al lavoro agile, lo smart working appunto.

Pubblica amministrazione

Nessun cambiamento invece per le norme contro il Covid e la tutela dei lavoratori fragili nella pubblica amministrazione. «Le indicazioni delle Funzione Pubblica non sono infatti cambiate», ha fatto sapere in una nota il ministero guidato da Renato Brunetta

Restano dunque valide le norme della circolare n 5 del 2022, che prevede che nella Pubblica Amministrazione il lavoro agile possa essere richiesto principalmente dai lavoratori fragili: «Questa flessibilità potrà continuare a essere utilizzata, naturalmente salvaguardando l’efficienza delle singole amministrazioni, per soddisfare prioritariamente le esigenze di tutela della salute dei lavoratori più esposti al rischio di contagio da Covid-19».

Nel sito ufficiale della funzione pubblica si rimanda ai dirigenti delle singole amministrazioni la libertà di decidere sull'utilizzo dello smart working riguardo il proprio personale: «Nell’ambito dell’organizzazione di ciascuna amministrazione sarà il dirigente responsabile a individuare le misure organizzative che si rendono necessarie, anche derogando, ancorché temporaneamente, al criterio della prevalenza dello svolgimento della prestazione lavorativa in presenza». 

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Più smart working per il futuro 

Per il futuro il ministro del lavoro Andrea Orlando, ha spiegato che «lo smart working non sarà usato come nei mesi del lockdown», ma che comunque sarà utilizzato più di quanto avveniva prima.

Mascherine ffp2, quando sono obbligatorie 

Secondo le nuove regole le mascherine Ffp2 non sono più obbligatorie nel luogo di lavoro, ma sono raccomandate in alcuni contesti ed è previsto che il datore di lavoro assicuri la disponibilità di FFP2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l'utilizzo.

In particolare,  nel caso dei lavoratori fragili su indicazione del medico competente il datore di lavoro «individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali (FFP2), che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili». La mascherina rimane dunque «un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative». 

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