Covid, malati senza virus dimenticati: oltre 2 milioni si indebitano per farsi curare dai privati

Sabato 23 Gennaio 2021 di Giusy Franzese
Malati non-Covid dimenticati oltre due milioni si indebitano per farsi curare dai privati

Ospedali pieni, reparti congestionati dai malati Covid, medici e infermieri stremati dai turni infiniti per far fronte all'emergenza. E visite, analisi, accertamenti e operazioni programmate nel periodo da marzo a dicembre 2020 rinviate a date da definire, spesso annullate senza poter stabilire un'altra data certa. La pandemia da Covid ha significato anche questo per moltissimi malati di altre patologie. E quando diciamo moltissimi, intendiamo proprio una massa enorme: ben 32,8 milioni di persone, in pratica la metà della popolazione italiana. Di questi il 73% (ovvero 23,9 milioni) si è visto rinviare una o più volte l'appuntamento programmato presso la struttura sanitaria pubblica, e il 34,3% (cioè la bellezza di 11,3 milioni di cittadini) ha visto annullare tutto e basta.

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LE RINUNCE
Tre le alternative: rimettersi in fila nelle lunghe liste d'attesa, rinunciare nell'auspicio che presto arrivino tempi meno complicati, oppure rivolgersi a una struttura sanitaria privata. Tre milioni di persone ha scelto la seconda strada, anche per il timore di essere contagiati dal Covid. Una scelta il cui costo, in termini di peggioramento della patologia e aumento della mortalità, sarà evidente solo nei prossimi anni. O magari no, qualche conto possiamo iniziare a farlo già ora: non sono pochi infatti gli esperti che spiegano la differenza statistica tra i decessi accertati causa Covid e l'aumento delle morti rispetto agli anni passati attribuendola alla volontà di molti malati di evitare a tutti i costi gli ospedali per paura del contagio.
Il terzo plotone riguarda i cittadini che non se la sono sentita di rinunciare del tutto, hanno quindi cambiato destinazione e si sono rivolti a cliniche, studi e laboratori privati: ben sette milioni di persone. Era troppa l'ansia per quel dolore che non passava con i farmaci prescritti dal medico di famiglia, enorme la preoccupazione di avere qualche malattia seria che se diagnostica in ritardo avrebbe potuto rivelarsi irreversibile.
Una parte ha approfittato delle copertura, magari parziale, delle assicurazioni sanitarie.

 


SENZA POLIZZA
Ma la stragrande maggioranza, il 76,6% non ha potuto, semplicemente perché una polizza non ce l'ha. E allora c'è stato davvero poco da fare: qualcuno per pagare la visita o l'accertamento diagnostico ha attinto ai risparmi, qualcun altro ha chiesto un prestito a familiari, amici, finanziare, banche. Secondo un'indagine di MUp Research e Norstat commissionata da Facile.it e Prestiti.it, tra marzo e dicembre 2020 ben due milioni e duecentomila persone - età media 46 anni, 61% uomini, 39% donne - è ricorsa a un prestito per cure mediche. Indebitandosi per una media di oltre seimila euro, con rate mensili anche fino al 2025.


E vai a sentire gli appelli in tv a non farsi prendere dalle paure, a non abbandonare i controlli periodici, a non trascurare segnali di sofferenza che ci manda il nostro corpo perché non si muore solo di Covid e le altre malattie non sono andate in vacanza. Il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici hanno ricevuto dalle strutture sanitarie pubbliche avvisi di visite e controlli rinviati o addirittura annullati. E non parliamo di rinvii di poche settimane ma di mesi, oltre due (63 giorni) per i malati di tumore, che in quei casi può sembrare un'eternità; due mesi e mezzo (72 giorni) per i reparti di cardiologia, un intero trimestre per la ginecologia. Il primato dei disservizi va ai reparti di gastroenterologia e urologia, rispettivamente con l'81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni già programmate. Nel 68% dei casi l'appuntamento è stato rimandato sine die.

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Ultimo aggiornamento: 16:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA