Vaccino, in arrivo le nuove dosi ma dobbiamo ancora iniettare quelle vecchie

Martedì 5 Gennaio 2021 di Carla Massi
Vaccino, in arrivo le nuove dosi ma dobbiamo ancora iniettare quelle vecchie

La Lombardia, in drammatico ritardo con le vaccinazioni, affretta il passo. E assicura che in tempi brevi arriveranno a ventimila somministrazioni al giorno mentre cerca strutture dove alloggiare gli ambulatori, recluta specializzandi, farmacisti e fa fatica a trovare siringhe di precisione.
In Calabria il rapporto tra dosi utilizzate e somministrazioni è ancora fermo al 3,5%. «Se i vaccini rimangono nei frigoriferi che li mandino in Toscana, e noi dalla mattina alla sera li utilizziamo» sentenzia il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. La Sardegna ha deciso di iniziare il 7. E Nicola Zingaretti, alla guida della Regione Lazio, è certo «che i numeri sono ottimi». È stata superata la soglia del 50% delle scorte. La Campania è al 31,7%.

 

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LA DISTRIBUZIONE


Ognuno parla del suo orticello ma, a ben guardare l'intero Paese, sembra che la macchina vaccinazioni contro il Covid-19 proceda in salita. Di fatto, oggi, dovrebbero essere consegnate altre 470 mila dosi del vaccino Pfizer Biontech e il primo lotto non è stato ancora esaurito (fatto solo il 30% delle dosi). Parliamo della seconda tranche delle spedizioni destinate al nostro Paese che, in questa prima fase, ha diritto a 3,4 milioni di dosi. I prodotti saranno distribuiti direttamente dalla casa farmaceutica nei 294 punti di somministrazione indicati dalle Regioni al commissario per l'emergenza Domenico Arcuri.
Dal ministero della Salute arriva una sollecitazione a fare presto. A risolvere tutti quei problemi, dalle ferie, alla mancanza del personale e alla disorganizzazione, che hanno rallentano la vaccinazione.


L'EPIDEMIA


«Se ogni settimana abbiamo a disposizione 500 mila dosi, è un dovere utilizzarle tutte entro la stessa settimana ed essere pronti a fare altrettanto in quella successiva» dice, rivolgendosi alle Regioni, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. «Il Paese si dia una mossa e reagisca a questa gravissima epidemia. Se qualche Regione è in difficoltà possiamo ancora recuperare ma di tempo da perdere non ce n'è» esorta la sottosegretaria Sandra Zampa.
Frasi che, in pratica, vogliono dire avanti senza sosta, anche il sabato e la domenica. Aspettano il via libera, intanto, le altre aziende produttrici di vaccini.
Domani, 6 gennaio, è previsto un incontro dell'Agenzia europea per il farmaco, per discutere sul sì alla produzione dell'americana Moderna che, fino ad oggi, ha fornito 18 milioni di dosi al governo Usa. Si tratta di vaccini che possono essere conservati con minori difficoltà (quello Pfizer-BioNtech deve essere tenuto a -70 gradi). Condizione che potrebbe permettere anche ai medici di famiglia, una volta protetti anche loro, di somministrare il farmaco.
Si allargano anche le maglie della Commissione Ue: è stato deciso di aumentare la possibilità di acquistare dosi aggiuntive. Questo significa 80 milioni nel caso di Moderna (porterebbe ad un totale di 160 milioni) mentre nel caso di Pfizer-BioNtech di 100 milioni addizionali per un totale di 300 milioni. Bruxelles e gli Stati membri stanno dialogando per capire come distribuire i nuovi carichi.


L'OPZIONE


«Spero che Ema acceleri il processo di autorizzazione dei vaccini AstraZeneca - tuona Pierluigi Lopalco docente di Igiene all'Università di Pisa e assessore alla Sanità della Regione Puglia - solo in quel momento saremo sicuri di avere in Italia un quantitativo di vaccino sufficiente. È una buona notizia quella di una vicina autorizzazione del vaccino Moderna ma, l'Italia, ha opzionato poche dosi». L'efficacia della prima dose di AstraZeneca sembra sia il 62%, con dose piena e di 50-55% con la prima somministrazione.
Guido Rasi, docente di Microbiologia all'università Tor Vergata di Roma ed ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco spiega perché il via libera ad AstraZeneca chiede ancora tempo: «Questi dati provengono da due o tre tronconi di sperimentazione, una condizione che sta mettendo un po' in difficoltà i regolatori per individuare l'indicazione». Serve capire, cioè, quale dei tre rami di sperimentazione ha dato cosa e qual è il vero numero credibile su cui basare una strategia vaccinale.

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA