Vaccino terza dose, Andreoni: «È quasi certa, iniettabile entro 12 mesi dalla prima»

Mercoledì 5 Maggio 2021
Vaccini, Andreoni: «Terza dose è quasi certa e potrebbe essere iniettata entro i 12 mesi dalla prima»

Prosegue lo scontro fra chi è a favore di tre dosi di vaccino e chi invece ritiene che sia «una schiocchezza». «La necessità di dover fare una terza dose di vaccino anti-Covid è quasi certa», evidenzia all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Dobbiamo solo capire se andrà fatta entro 12 mesi dalla prima. Ricordo che i medici e gli operatori sanitari li abbiamo iniziati a vaccinare a fine dicembre 2020», prosegue Andreoni. «Le proiezioni della durata dell'immunizzazione ci dicono che dovrebbe durare fino a 12 mesi»

 

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Contrari alla terza dose

Tra i contrari alla terza dose di vaccino c'è il direttore di Malattie infettive presso l'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli. «Terzo richiamo a luglio? È una sciocchezza – ha commentato al programma Il mio medico su Tv2000 –. Prima di pensare di rivaccinare tutti sarebbe il caso di andare a vedere quale è stata la risposta immunitaria e se continua ad esserci una risposta». Ma anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria, preferisce attendere. «Sulla possibilità di fare una terza dose del vaccino anti-Covid sarei cauto». Le preoccupazioni di Bassetti riguardo soprattutto i tempi. «Non abbiamo dati certi su quando farla dalla prima: 6 mesi o 12 mesi? Sarebbe meglio aspettare dati certi sulla durata dell'immunità e poi capire come muoversi. Per i medici e operatori sanitari significherebbe fare una terza dose a fine novembre e dicembre».

 

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La questione dell'immunità

Una parte degli esperti preferisce non esporsi sulla terza dose perché non si conosce ancora la durata dell'immunità. «Il richiamo di un vaccino ha sempre senso se ci sono evidenze che l'immunità può indebolirsi – spiega all'Adnkronos Salute il virologo Giovanni Maga, direttore dell'l'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia –. Se, ora, con l'accumularsi dei dati che provengono dalla campagna vaccinale dovesse emergere un possibile rischio di abbassamente dell'immunità o se si dovesse presentare qualche ceppo virale particolarmente resiliente alla vaccinazione, il richiamo potrebbe essere giustificato. Ma tutto dipende dai dati».

 

 

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