Tachicardia: battiti veloci e insonnia: ecco come riconoscere i sintomi e intervenire con la manovra di Valsalva

Oltre cento pulsazioni al minuto: fondamentale stabilire l’origine della tachicardia. Associata spesso a stati ansiosi o anche a sforzi fisici, potrebbe invece essere il sintomo di gravi patologie o di uno scompenso cardiaco

Tachicardia: battiti veloci e insonnia: ecco come riconoscere i sintomi e intervenire con la manovra di Valsalva
di Maria Rita Montebelli
Giovedì 16 Maggio 2024, 06:50 - Ultimo agg. 18 Maggio, 20:18
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Se, trovandovi a riposo, il cuore comincia a battere all’impazzata, superando i 100 battiti al minuto, potreste avere una tachicardia.

L'inizio e la scomparsa sono sempre graduali, mai improvvisi. 
Può costituire un rischio quando si manifesta in condizioni di riposo e in assenza di fattori che possano giustificarne una fisiologica insorgenza come l’esercizio fisico, un trauma o uno stato di specifico stress. Per una diagnosi più accurata, è necessario fare un elettrocardiogramma, permetterà al medico di definire da quale parte del cuore ha origine questa aritmia. 


LE FORME


Le tre forme principali sono la tachicardia sopraventricolare, quella ventricolare e la tachicardia sinusale. Nel primo caso, l’aritmia origina a livello delle camere superiori del cuore, cioè dagli atri e può ostacolare il riempimento del ventricolo sottostante; nel secondo caso, l’aritmia nasce dai ventricoli (le camere “inferiori” del cuore) e anche in questo caso può ostacolare il riempimento dei ventricoli e il successivo pompaggio del sangue a tutto l’organismo (attraverso l’aorta in particolare). Infine, nel caso della forma “sinusale”, la tachicardia ha origine in quello che è il pacemaker naturale del cuore, un gruppo di cellule estremamente specializzate nel trasmettere il segnale elettrico. Si trovano nella parte alta dell’atrio destro e dalle quali origina il battito (anche quello normale). Per una serie di ragioni, cominciano a battere in maniera molto più veloce di quanto dovrebbero: in genere queste cellule pacemaker danno origine al ritmo con una frequenza compresa tra 60 e 100 battiti al minuto. Può essere provocata da alcuni farmaci e da droghe come cocaina e amfetamine.


LE CAUSE 


Le cause della tachicardia possono essere le più varie, dalla paura a un febbrone, a uno stato d’ansia, a uno sforzo fisico importante o a un forte dolore. Ma a causarla possono essere anche una serie di stati patologici, dei quali questa aritmia funge da spia e da segno rivelatore. 
È il caso per esempio di una forte anemia, di una tiroide iperfunzionante, ma anche di un infarto o di uno scompenso cardiaco. A giocare un ruolo scatenante possono essere anche alcuni supplementi a base di tè verde, mate, radice di aconito. Per questo, è molto importante informare il medico non solo dei farmaci che si stanno prendendo ma anche degli eventuali supplementi.
A volte l’accelerazione si manifesta di notte provocando insonnia. Quest'ultima generalmente non è riconducibile a problemi cardiaci ma a stati emotivi specifici o alterazioni fisiologiche. Ansia, attacchi di panico, stress, depressione. Crisi di tachicardia sopraventricolare possono insorgere anche nei fumatori, in chi prende troppi caffè (o bevande che la contengono come gli energy drink) e in chi beve troppo alcol. Più impegnativa è la tachicardia ventricolare perché può insorgere su un cuore affetto da anomalie congenite, come la sindrome del QT lungo o da alterazioni strutturali, come nel caso delle cardiomiopatie.
Quali i sintomi del “cuore matto”? A prescindere dal luogo d’origine, la tachicardia può dar luogo a una serie di sintomi come il senso di testa vuota (dovuto a un abbassamento della pressione arteriosa), respiro corto, dolori toracici, sensazione di grande debolezza, senso di cuore in gola e palpitazioni.

Una sensazione sgradevole del battito cardiaco, che normalmente non avvertiamo. A volte, soprattutto in caso di persistenza della tachicardia, si può arrivare alla perdita di coscienza (svenimento) o addirittura all’arresto cardiaco.


I CONSIGLI


Una manovra che il medico può effettuare a mani nude per cercare di interrompere la tachicardia è il cosiddetto massaggio dei seni carotidei che consiste nell’applicare una leggera pressione sulla parte laterale del collo. Un’altra manovra che può essere tentata dallo stesso paziente è quella del Valsalva, che consiste nel chiudere il naso tra due dita (come quando ci si tuffa in acqua) e poi soffiare forte, cercando di far uscire l’aria dalle narici chiuse. Entrambe le tecniche risultano più efficaci se messe in atto appena compare la tachicardia.
Se il disturbo persiste, è necessario effettuare alcuni esami. Oltre all’elettrocardiogramma a riposo e a quello protratto per 24 ore (Holter cardiaco), il cardiologo potrà chiedere una prova da sforzo (cioè un elettrocardiogramma registrato durante una corsa sul tapis roulant o alla cyclette), un ecocardiogramma o, in alcuni casi, una risonanza magnetica del cuore.

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