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Diverticoli, l'avanzata silenziosa fa scattare l'allerta: aiutano fibre e probiotici

Giovedì 10 Febbraio 2022 di Maria Rita Montebelli
Diverticoli, l'avanzata silenziosa fa scattare l'allerta: aiutano fibre e probiotici

Hanno l’aspetto di tante minuscole tasche, rivoltate verso l’esterno del colon o di estroflessioni a dito di guanto, che costellano la superficie di questo tratto di intestino, in particolare del sigma.

Sono i diverticoli, che si formano in silenzio, anno dopo anno. Alla loro formazione concorrono l’obesità, il fumo, l’impiego frequente di alcuni farmaci (antinfiammatori non steroidei, cortisonici, analgesici, oppiacei), la predisposizione familiare e l’età avanzata (dopo i 60 anni ne soffre una persona su tre e dopo gli 80 più di una persona su due). I diverticoli possono restare a lungo silenti e asintomatici o dare sintomi quali dolori addominali, gonfiore, stipsi o diarrea. La situazione diventa preoccupante quando queste piccole tasche si infiammano, dando luogo alla diverticolite (può verificarsi in una persona su 5 di quelle con i diverticoli), che può trasformarsi in un’emergenza. Se non si interviene prontamente con una robusta terapia antibiotica e, in casi estremi, anche con un intervento chirurgico, nell’arco di poche ore il quadro può ulteriormente complicarsi con una peritonite. Per gestire la diverticolosi, molto importante è una dieta ricca di fibre (da cereali integrali, frutta e verdura) che, oltre a mantenere un transito regolare, favorisce un equilibrato sviluppo della flora batterica, in grado a sua volta di proteggere dalle microinfiammazioni della parete intestinale e dalle infezioni che portano alla diverticolite. Anche l’impiego di probiotici è efficace nel ridurre i sintomi della malattia diverticolare, ma da soli non sono in grado di prevenire la diverticolite. Più efficace al riguardo appare l’assunzione periodica (una settimana al mese) di rifaximina, un antibiotico che agisce solo sulla parete intestinale (senza essere assorbito in circolo), che modula il microambiente intestinale, impedendo la colonizzazione da parte di batteri “cattivi” e favorendo invece lo sviluppo di batteri “buoni”, quali lattobacilli e bifidobatteri.

Ultimo aggiornamento: 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA