Abbracciare un albero, coltivare una pianta o andar per boschi: a ciascuno la sua Natura-terapia

Giovedì 12 Maggio 2022 di Stefano Ardito
Abbracciare un albero, coltivare una pianta o andar per boschi: a ciascuno la sua Natura-terapia

Immergersi nella natura fa bene.

«Migliaia di persone stanche e stressate hanno iniziato a capire che andare nella natura è andare a casa, e aiuta a liberarsi dalla ruggine e dalle malattie» ha scritto più di un secolo fa John Muir, il padre dei parchi dell’Ovest americano. Da anni, in tutto il mondo, esperti di medicina alternativa suggeriscono di abbracciare gli alberi. Una pratica che dovrebbe abbassare la pressione sanguigna, favorire il sonno, aumentare la capacità polmonare e combattere ansia e stress. Matilda van den Bosch, ricercatrice dell’Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal), ha elaborato i dati relativi a 27.539 bambini di Vancouver, in Canada. E ha verificato che il verde fa bene, e che un bosco è più utile di un prato. La ricerca, pubblicata da Environment International, dimostra che tutti gli spazi verdi possono aiutare la salute, ma sono soprattutto le aree alberate a migliorare la salute fisica, il benessere, la competenza sociale, lo sviluppo linguistico e cognitivo e le capacità comunicative dei bambini.

DAL FRIULI ALLA TOSCANA LA TERAPIA FORESTALE

La piena immersione nei boschi, però, può fare del bene anche agli adulti. La terapia forestale, Shinrin-yoku in giapponese, è stata ideata da Qing Li, immunologo della Nippon Medical School di Tokyo. Secondo lui, i residenti delle aree urbane che passano del tempo in una foresta, hanno una riduzione dello stress, un miglioramento della funzione immunitaria e una diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Il primo centro di terapia forestale italiano è nato in Friuli grazie al pediatra e pneumologo Mario Canciani dell’Università di Udine, e ha avuto come primi fruitori dei bambini asmatici. L’esperienza è proseguita nella Foresta dell’Acquerino, in Toscana, grazie allo psicologo Francesco Becheri e al climatologo Francesco Meneguzzo. Un manuale di Terapia forestale, realizzato dal CAI e dal CNR, può essere scaricato su https://csc.cai.it/argomenti/terapia-forestale. Vive in Toscana anche il paesaggista Andrea Mati, che ha pubblicato con Giunti il manuale “Salvarsi con il verde”, sottotitolo “la rivoluzione del metro quadro vegetale”.

PRENDERSI CURA DI UNA PIANTA PER TORNARE FIORIRE

Mati, che ha disegnato i giardini delle ville di Sting, Mogol e altri personaggi famosi, gestisce con i fratelli uno storico vivaio di Pistoia. Dal 1986, realizzando giardini terapeutici per San Patrignano e la Comunità Incontro, Mati ha insegnato a molti giovani il mestiere del giardiniere, importante per trovare un equilibrio e una strada nella vita. «Una persona in difficoltà è come una pianta sofferente. Con cure appropriate, tempo e pazienza può riprendersi e rifiorire», spiega Mati, i cui giardini terapeutici sono disegnati insieme al personale sanitario. Dal giardino ecocentrico, per riconnettersi con la natura, si passa al giardino del benessere e a giardini specifici per la sindrome di Down, per i disturbi alimentari, per le patologie dello spettro autistico e per la terza età.

DAI DISTURBI ALIMENTARI ALLA TERZA ETA' A CIASCUNO IL SUO GIARDINO

Anche la montagna ha un effetto positivo sulla salute. La Montagnaterapia, nata qualche decennio fa in Belgio, sulle Ardenne, si è diffusa a Trento, a Roma e poi nel resto d’Italia grazie al Club Alpino Italiano. «La montagnaterapia, anche se non ha ancora dei protocolli ufficiali, può trovare posto accanto a metodiche cliniche nel campo psicologico, psichiatrico o sociosanitario come la musicoterapia e l’ippoterapia» spiega Giulio Scoppola, psicologo della ASL Roma 1 e alpinista. «Camminare regolarmente in gruppo aiuta a mantenere nella norma la pressione sanguigna, a combattere le patologie degenerative muscolo-scheletriche e l’aumento di peso. Camminare rende più lieve la nostra mente e riduce il rischio d’insonnia e ansia. I pazienti inseriti nei nostri progetti possono ridurre il ricorso ai farmaci e al ricovero ospedaliero» aggiunge lo psichiatra Paolo Di Benedetto. L’alta quota e i sentieri non curano soltanto le patologie della mente. Da anni, in varie parti d’Italia, partecipano a camminate curative, accompagnate da medici e psicologi, decine di pazienti che hanno subito interventi causati da infarti o da installazioni di valvole artificiali o bypass. Qualcuno di loro ha passato gli ottant’anni.

SPECIALI SENTIERI GREEN PER I MALATI ONCOLOGICI

«L’aspetto cardiologico e quello psicologico sono intrecciati tra loro- continua il dottor Giulio Scoppola - chi ha subito questi interventi teme che possa accadere di nuovo, ha paura di fare sforzi, subisce un grave calo dell’autostima». La riabilitazione sui sentieri, che segue quella in ospedale e in palestra, serve a questo. Da qualche anno i protocolli della montagnaterapia si applicano anche ai pazienti oncologici. I recapiti dei centri specializzati, si trovano sui siti www.simont.eu e www.sollevamenti.org. Quest’ultimo è dedicato al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia.

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Ultimo aggiornamento: 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA