AstraZeneca, crescono rifiuti e dosi inutilizzate. Seconda azione legale dell'Ue, cosa sta accadendo

Martedì 11 Maggio 2021 di Stefania Piras
AstraZeneca, crescono rifiuti e dosi inutilizzate. Cosa accade (e perché Paesi come la Grecia vanno controcorrente)

Pasticcio AstraZeneca, l'Europa non rinnoverà il contratto per le forniture del vaccino inglese anti Covid, annuncia una seconda azione giudiziaria, mentre oltre 200 milioni di dosi devono ancora arrivare e centinaia di migliaia restano nei frigoriferi europei inutilizzate. Come in Italia dove si pone il problema delle fiale intonse. Al punto che stamattina il viceministro Pierpaolo Sileri propone di allargare le maglie della somministrazione. Per il vaccino AstraZeneca «è stata data indicazione di somministrarlo sopra i 60 anni, io aprirei anche alla popolazione sotto i 60 di sesso maschile, fino ad esaurimento progressivo delle scorte». Lo ho affermato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, su RaiNews24. «A febbraio-marzo, io non avrei messo la restrizione a 60 anni, ma l'avrei messa più bassa - ha aggiunto - se avessimo ampliato la platea a febbraio avremmo limitato i danni fra gli anziani». 

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Intanto la Commissione Ue ha avviato una seconda azione legale contro AstraZeneca. «Chiediamo ad AstraZeneca la consegna entro giugno delle 90 milioni dosi che sarebbero dovute arrivare alla fine del primo trimestre, visto che ne abbiamo ricevuto solo 30 su 120», ha annunciato un portavoce Ue, sottolineando che secondo Bruxelles «la società non ha rispettato gli obblighi del contratto».

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I dubbi sugli effetti collaterali di AstraZeneca (eventi statisticamente rarissimi), la decisione europea sul contratto hanno finito per sfregiare il vaccino con sospetti e ambiguità che hanno prodotto, e stanno producendo effetti disastrosi sulla campagna vaccinale; perché c'è ormai molto, troppo, scetticismo sul vaccino inglese. 

Inadempienze - «Il contratto - spiega un portavoce dell'Esecutivo europeo - resta in vigore fino alla consegna dell'ultima dose». Non ci saranno dunque rinvii o interruzioni ma è passato il messaggio di uno stop, o comunque di un voler chiudere i rapporti con questa azienda farmaceutica. Le dosi di AstraZeneca previste saranno comunque consegnate fino alla scadenza dell'accordo. Perché la decisione sul contratto? La società non ha rispettato gli impegni contrattuali (ritardi eclatanti nelle consegne) e per questo la Commissione ha anche avviato due azioni legali. L'obiettivo di produrre 150 milioni di dosi al mese è slittato al quarto trimestre 2021. AstraZeneca ha raggiunto soltanto il 7 maggio l'obiettivo di consegne ai paesi membri UE che aveva annunciato per gennaio, pari a 50 milioni di dosi; l'obiettivo iniziale per il 30 giugno, ormai fantascientifico, era pari a 300 milioni di dosi, rivisto in marzo a 100 milioni.

 

 

 

La sfiducia - Il mancato rinnovo, scelta a metà tra una valutazione di tipo politico e commerciale, ha indotto ulteriore sfiducia nei confronti del vaccino Vaxzevria da parte dei cittadini europei. «Alcune Regioni hanno somministrate molte meno dosi rispetto ad altre, in Sicilia ad esempio siamo al 51%. Adesso il fatto che non sarà rinnovato il contratto dall' Ue potrebbe comportare ulteriore ritrosia da parte delle persone a fare questo vaccino», commentava già ieri il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta" su Radio Cusano Campus.

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Pregliasco - E stamattina, durante la stessa trasmissione, anche il virologo Fabrizio Pregliasco esprime lo stesso pensiero: «Purtroppo le negatività verso i vaccini ci sono sempre state. In questo momento si va a vedere il pelo nell'uovo rispetto ad eventi avversi, anziché considerare la complessità e il rischio legato al Covid. Il fatto che la Gran Bretagna abbia vaccinato quasi tutta la popolazione con il vaccino Astrazeneca è un elemento di conferma. Spero che la decisione dell'Ue sia più legata ad aspetti commerciali, perché Astrazeneca non ha rispettato gli accordi». «La comunicazione -ha sottolineato- così cacofonica, diversificata, con questa eccessiva evidenziazione degli eventi avversi ha terrorizzato le persone, ormai la frittata è fatta».

La Norvegia dice no - Un comitato di esperti è stato istituito dal governo norvegese per pronunciarsi sui vaccini anti-Covid di AstraZeneca e Johnson & Johnson. Questo comitato ha raccomandato di rinunciarvi a causa del rischio di effetti collaterali rari ma gravi. «Non raccomandiamo l'uso di vaccini adenovirali nel programma nazionale di immunizzazione», ha detto il capo del comitato Lars Vorland, consegnando il suo rapporto al ministro della Salute Bent Hoie. «La causa sono i gravi effetti collaterali» osservati in una piccola percentuale di persone a cui sono stati somministrati i vaccini, ha aggiunto il medico. Hoie non ha ancora reso nota la posizione del governo. La Norvegia aveva sospeso l'uso del vaccino AstraZeneca per studiarne gli effetti collaterali, rari ma potenzialmente gravi; successivamente anche di Johnson & Johnson. «Se decidiamo di rinunciare per sempre a questi vaccini, non andranno sprecati. Verranno dati ad altri paesi», ha detto Hoie.

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Grecia controcorrente - La decisione dell'UE di non rinnovare il contratto con AstraZeneca e il clima di insicurezza attorno al vaccino ideato a Oxford costerà migliaia di vite in Europa, ha detto un esperto greco. «Questa particolare decisione dell'UE e tutto il trambusto comunicativo costerà, secondo me, migliaia di vite di cittadini europei, e a un certo punto, un procuratore europeo o internazionale dovrà cercare i responsabili», ha detto il professore di pneumologia Nikos Tzanakis al canale televisivo greco MEGA. La Grecia è tra i paesi che non hanno limitato l'uso del vaccino di AstraZeneca. Tzanakis ha detto che il polverone intorno al vaccino della AstraZeneca ha fatto deragliare i programmi nazionali di vaccinazione, poiché molti cittadini europei hanno cancellato le prenotazioni.  «Questo significa infezioni, morti. Costerà delle vite a fronte di una possibilità infinitesimale di una complicazione controversa», ha detto il professore Tzanakis che ha citato come esempio il Regno Unito, un paese con «enorme esperienza» nella politica di salute pubblica e che ha basato la sua campagna vaccinale soprattutto sul preparato AstraZeneca. Ieri, ricordiamo, che nel Regno Unito si sono registrati zero nuovi contagi da coronavirus. Si può considerare un successo attribuibile alla massiccia immunizzazione realizzata con AstraZeneca? Sì (osservare la parabola della curva dei contagi nel Regno Unito che appare nel grafico qui sotto).

 

Utilizzo (e sottoutilizzo) - Le somministrazioni del vaccino AstraZeneca in Italia sembrano altalenanti, in bilico tra rifiuti, corse alla prenotazione del Pfizer considerato più sicuro, scetticismo come abbiamo visto, e poi, all'opposto, anche voglia di vaccinarsi il prima possibile e quindi adesione agli sporadici Open day allestiti da varie Asl in giro per l'Italia. Ad oggi sappiamo che delle oltre sei milioni di dosi AstraZenena (6.668.880 per la precisione) ne sono stae somministrate il 79%. Nel report diffuso dal governo ci sono i dati sull'andamento della campagna vaccinale divisi per settimane. Nella settimana in corso (che arriva fino al 16 maggio), il dato sull'utilizzo di Vaxzevria ci dice che c'è un rapporto di quasi 105mila dosi somministrate su poco meno di 420mila (il dato è in aggiornamento, essendo la settimana appena cominciata). La sfiducia si percepisce nei dati relativi alla settimana precedente. Dal 3 al 9 maggio sono state somministrate 733mila dosi su oltre 3,2 milioni di dosi totali disponibili (compresi quindi anche gli altri vaccini: Pfizer, Moderna e J&J) a fronte di circa 2,1 milioni di dosi Pfizer somministrate. 

Il vaccino Johnson? Va a rilento, pure.  Su 342.800 dosi consegnate sono state somministrate 178.573 fiale monodose, vuol dire il 52%. Per capire: il Pfizer viaggia sul 96% di utilizzo delle dosi consegnate. 

Le regioni più scettiche - Ecco i dati al 9 maggio 2021. Tra le regioni che hanno dimostrato più di tutte di mettere davanti ai dubbi su AstraZeneca l'urgenza di essere protetti dall'infezione da Covid c'è la Lombardia che ha utilizzato finora il 94% delle dosi AstraZeneca a disposizione e il 96% delle fiale Pfizer. Il Molise ha iniettato il 95% delle fiale AstraZeneca, l'Umbria il 91%, il Veneto l'86%. Tra le regioni scettiche spuntano i territori del Meridione. 

Sicilia: 523.800 di dosi consegnate e 280.869 utilizzate (54% contro il 94% di Pfizer)


Basilicata: 63.600 di dosi consegnate e 38.798 utilizzate (61% contro il 100% di Pfizer)

Calabria  201.100 di dosi consegnate e 127.837 utilizzate (64% contro il 93% di Pfizer)


 

 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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