Covid, l'infettivologo Galli: «Molto preoccupato per Milano e le grandi città: ridurre al massimo le relazioni»

Venerdì 23 Ottobre 2020

«Ridurre al minimo le relazioni esterne ed evitare di correre rischi». Il messaggio di Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano è chiaro: «Con profondo senso di scoramento e tristezza, mi tocca dirlo. Autolockdown non è un termine che mi piace, ma consapevolezza e cautela sì, per chi vive in Italia, ma soprattutto per chi risiede nelle zone metropolitane». L'occasione per lanciare il monito è stata la presentazione dello studio epidemiologico di massa a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo.  

Attenzione elevata, quindi: «Sono preoccupato soprattutto per Milano e per le grandi città - ha prseguito Galli - L'ordine di restare in casa aveva evitato inizialmente che la pandemia si diffondesse nel capoluogo lombardo. Poi è arrivata l'estate, con i suoi effetti favorevoli. Tuttavia, la gente si è mossa, è andata in vacanza, rimescolando le carte, soprattutto in Lombardia, dove il virus non ha mai cessato di esistere. Ciò potrebbe averlo anche rimpolpato. Adesso bisogna stare in guardia».

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Ma il discorso non è rivolto esclusivamente a Milano: «Anche Napoli, Roma e le altre grandi città, risparmiate dalla prima ondata di Covid, avendo molta meno gente immune ora sono in affanno. In proporzione anche rispetto a Milano che ha il 7% di prevalenza». Le soluzioni tuttavia sono dolorose: «I dati rilevati dagli esperti nel Comune di Carpiano, in provincia di Milano, hanno mostrato il risultato formidabile del lockdown nel bloccare il virus, pur terribile per le persone. In estate abbiamo dissipato parte di quel costosissimo e faticosissimo patrimonio accumulato. 

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Restano ancora dubbi sulla sua diffusione: «Non si capisce - rivela Galli - perché i primi focolai siano stati nel cremonese, nel lodigiano e nella bergamasca e, perché sia stata risparmiata Milano». Preoccupazione per le altre patologie: «Dovremo ridimensionare gli interventi ed è doloroso. Sta capitando nel mio ospedale e in diversi altri».

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