Vaccino Covid, Ricciardi: partenza sarà lenta, Ue acceleri su Pfizer

Sabato 12 Dicembre 2020 di Mauro Evangelisti
Vaccino Covid, Ricciardi: partenza sarà lenta, Ue acceleri su Pfizer

«Per fortuna, potremo scegliere tra sei vaccini differenti. La battuta di arresto di Sanofi ci farà mancare una parte delle dosi preventivate, ma penso che nel secondo trimestre del 2021 la vaccinazione sarà a buon punto. Un'autorità affidabile e seria come Fda, negli Stati Uniti, apre al via libera a Pfizer e questo sarà uno stimolo per tutti, anche per Ema, in Europa, perché si faccia presto. Penso che Ema possa anticipare la data del 29 dicembre fissata originariamente per decidere, ma comunque entro questo mese è attesa l'autorizzazione. Ciò che mi preoccupa ora è l'effetto delle feste di Natale, ci sono ancora troppi casi positivi. I primi mesi del nuovo anno rischiano di essere molto difficili, drammatici. E sono dell'idea che per categorie a contatto con il pubblico, a partire dagli operatori sanitari, il vaccino debba essere obbligatorio».


Il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, esamina gli ultimi sviluppi della corsa per il vaccino Covid-19. C'è un risultato straordinario, con il prodotto sviluppato da Pfizer e BioNTech che, dopo il sì del Regno Unito, ottiene quello di Fda (l'autorità americana), preludio di quello di Ema (Europa) ma c'è stata anche la frenata del vaccino su cui l'Italia aveva puntato maggiormente, AstraZeneca, per un approfondimento della sperimentazione. Ieri è arrivato l'annuncio di Sanofi-Glk che fa slittare alla fine del 2021 il suo vaccino. L'Italia aspettava 40 milioni di dosi di questo tipo, che non arriveranno.


Dobbiamo preoccuparci? Nel primo trimestre del 2021, quando speravamo di avere quanto meno anche 16 milioni di dosi di AstraZeneca, dovremo limitarci solo alle forniture di Pfizer e forse di Moderna. Nella seconda parte dell'anno verranno a mancare 40 milioni di dosi preventivate di Sanofi.

«Nel primo trimestre 2021 non avremo sufficienti dosi per tutti, lo sapevamo. Sarà una produzione che gradualmente andrà a incrementarsi. Per questo le prime forniture, a inizio anno, saranno destinate alle persone fragili dal punto di vista della salute e importanti dal punto di vista del rischio, come gli operatori sanitari».


Speravamo di avere in tempi più rapidi il prodotto di AstraZeneca, ma è difficile che le dosi previste dal piano (16 milioni) siano già disponibili nel primo trimestre.
«Non lo si può escludere. AstraZeneca ritarda un po' perché sta facendo delle scelte interne strategiche. Aveva avviato i suoi protocolli durante la sperimentazione in un certo modo, poi ha scoperto accidentalmente che, dando mezza dose all'inizio e quella intera nella ripetizione, ottiene una protezione superiore. Comunque l'efficacia è del 70 per cento. Ci sono elevate possibilità che arrivi nel primo semestre 2021».


All'inizio dovremo contare solo su Pfizer e Moderna, quindi con 10 milioni di dosi.
«Per garantire una vaccinazione completa servirà tutto il 2021, questo mi sembra chiaro. Degli altri vaccini opzionati, gli ultimi dati sulla sperimentazione di Johnson&Johnson sono buoni, tra l'altro prevede una sola dose e dunque è più semplice, ma sapevamo che non sarebbe arrivato a inizio 2021».


Ad oggi per Pfizer la sperimentazione ha dimostrato una efficacia del 95 per cento, ma anche una non semplice distribuzione, perché vanno mantenute temperature bassissime, inferiori ai meno 70 gradi. Per AstraZeneca l'efficacia ipotizzata è inferiore, ma è molto più semplice la distribuzione. Potrà avere un senso riservare il primo agli anziani, più a rischio, e il secondo ai più giovani, per i quali fino ad oggi la letalità media è stata più bassa?
«Sì. AstraZeneca ci garantisce grandi quantità, ci hanno detto che produrranno 3 miliardi di dosi nel 2021. In sintesi, avere più vaccini ci consentirà di adattarli alle differenti fasce di età. Però prima di tutto dobbiamo vedere i dati completi».


Pensa che il vaccino debba essere obbligatorio?
«Meglio puntare su una accurata promozione e informazione. Se non saranno sufficienti per tornare alla normalità, allora potremo pensare a strade differenti. E ci possono essere anche altre forme di convincimento, limitando gli spostamenti su aerei e treni da un paese all'altro dell'Europa solo a chi è stato vaccinato».

Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 12:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA